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(comunicato stampa IdV-Svizzera)

I risultati eletttorali del 6 e 7 maggio rimarranno nella storia del nostro paese perchè hanno indicato una nuova strada alla politica.

Gli italiani vogliono cambiare la classe politica che ha impoverito culturalmente ed economicamente l’Italia.

Gli italiani hanno deciso di premiare chi ha parlato chiaro e chi ha saputo smascherare inciuci e approfittamenti.

Gli italiani hanno mandato un segnale esplicito ed hanno detto alla classe politica che è ora di ripartire, ma solo con quelli di cui si fidano e si fidano, in particolare, soprattutto dell’Italia dei Valori insieme poi anche a chi ha raccolto l’eredità delle battaglie avviate e perseguite pervicacemente da Antonio Di Pietro.

Gli italiani hanno smantellato  e spazzato via le strutture e sovrastrutture dell’imbroglio del PDL e della Lega.

Gli italiani hanno riconosciuto la valenza e la consistenza della Sinistra, hanno acceso un faro su chi ha denunciato la casta come Grillo. Ma l’Italia dei Valori vuole ricordare ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che i contenuti e la sostanza che caratterizzeranno l’agenda politica per i prossimi anni, sono i temi forti delle battaglie portate avanti dall’IDV.

Così l’esecutivo IDV-Svizzera, legge il risultato a Palermo di Leoluca Orlando, esponente di spicco di IDV. Una persona onesta, un volto « presentabile », capacità gestionali e tanta credibilità. Anche come IDV Svizzera (estero…) ci adopereremo per far sì che al ballottaggio del 20 e 21 maggio 2012 sia suggellata una sua vittoria elettorale.

Per vincere alle politiche nazionali

Questi risultati elettorali dimostrano anche che il popolo vuole salvaguardare l’idea di Italia unita e punisce le volontà di secessione.

Inoltre per sottolineare anche l’aspetto internazionale del risultato del voto, l’IDV Svizzera distribuierà il 2 e 3 giugno insieme agli altri coordinamenti e circoli in tutto il mondo  dei volantini

Dalla parte dei cittadini. Ovunque

Cosa può fare IDV per te anche all’estero

l’IDV Svizzera non condivide i tentativi di sminuire l’importanza del voto amministrativo e si auspica che alle prossime politiche nazionali queste tendenze vengano confermate e che l’IDV nel suo insieme e per il suo senso di responsabilità cresca e venga premiato dai cittadini.

 

Pratteln/Basilea, 9 maggio 2012

 

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Traduzione di Giovanna Menard

Ciascuna e ciascuno nella Repubblica sarà trattato a uguaglianza di diritti e di doveri. Nessun figlio della Repubblica sarà lasciato da parte, abbandonato, rilegato, discriminato. La promessa di riuscita sarà onorata dalla realizzazione di ciascuno, per la sua vita ed il suo destino personale. Troppe fratture, troppe ferite, troppi tagli hanno separato i nostri concittadini, cioè finito.

Il primo dovere del presidente della Repubblica è di riunire e d’associare ogni cittadino all’azione comune per rilevare le sfide che ci aspettano e sono numerose e pesanti : anzitutto raddrizzare la nostra produzione per far uscire il nostro Paese dalla crisi, ridurre i nostri deficit per controllare il debito, preservare il nostro modello sociale per assicurare a tutti lo stesso accesso ai servizi pubblici e l’uguaglianza tra i nostri territori – penso ai quartieri delle nostre città e alle province rurali.

Le priorità sono la scuola della Repubblica che sarà mio impegno, le esigenze ambientali, la transizione ecologica che dobbiamo realizzare, il riorientamento dell’Europa per l’impiego, la crescita, l’avvenire.

Oggi stesso, domando di essere giudicato su due impegni maggiori : la giustizia e la gioventù. Ogni mia scelta, ogni mia decisione sarà fondata su questi soli criteri : è giusto, ed è veramente per la gioventù ?

Nel momento in cui il risultato è stato proclamato, sono sicuro che in parecchi Paesi europei ci sono stati un sollievo, una speranza, l’idea che finalmente l’austerità non poteva essere una fatalità. E` la mia missione ormai, dare alla costruzione europea una dimensione di crescita, d’impiego, di prosperità, di avvenire ; è ciò che dirò il più presto possibile ai nostri partners europei e anzitutto in Germania.

Come Presidente della Repubblica, dovrò portare le aspirazioni di sempre del popolo francese, la pace, la libertà, il rispetto, la capacità di dare ai popoli anche il diritto di emanciparsi da dittature o di sfuggire alle regole illegittime della corruzione. Tutto ciò che farò sarà fatto ugualmente in nome dei valori della Repubblica, dappertutto nel mondo.

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INIZIATIVA POPOLARE FEDERALE                        «Per un reddito di base incondizionato»

Testo dell’iniziativa

La Costituzione federale del 18 aprile 1999 è modificata come segue: 

Art. 110a (nuovo) Reddito di base incondizionato

 1 La Confederazione provvede all’istituzione di un reddito di base incondizionato.

 2 Il reddito di base deve consentire a tutta la popolazione di condurre un’esistenza dignitosa e di partecipare alla vita pubblica.

 3 La legge disciplina in particolare il finanziamento e l’importo del reddito di base.

Un reddito di base incondizionato in Svizzera

Un’idea semplice: ogni persona regolarmente domiciliata in Svizzera, indipendentemente se esercita un’attività retribuita o meno, riceve ogni mese 2500 franchi. L’importo per bambini e giovani è proporzionato all’età (minimo 625 franchi).   Si riesce così a garantire la sopravvivenza delle persone. Per questo dico SI (diciamo SI !) e sottofirmiamo l’iniziativa. Un SI che è anche lotta alla povertà e dà la possibilità ad ognuno di vivere una vita dignitosa. Questa, in sostanza, la volontà, da me condivisa, del comitato dell’iniziativa lanciata il 12 aprile 2012.

Un reddito di base incondizionato è una opportunità

Oggi la sicurezza dovuta da un salario dura fino al momento del licenziamento. Con la perdita del posto di lavoro, nonostante le assicurazioni sociali, si rischia di ritrovarsi in povertà (congresso sindacato Syna 2010). Inoltre è angoscioso vivere da precario o trovarsi nella condizione di „Working Poor“. Persona che pur avendo un lavoro, ha un salario che non basta a garantire un’esistenza dignitosa. L’opportunità che si ottiene tramite un reddito di base incondizionato è che cambia l’approccio nello scegliere un’attività lavorativa, il modo di prepararsi allo studio, di stimolare l’attività economica. Si evitano così fastidiose pressioni e si è più indipendenti. Saranno anche meglio remunerati quei lavori che fin’ora sono sottopagati. Chi vorrà vivere con soli 2500 franchi (2000 euro) dovrà limitarsi a coprire i bisogni primari della persona (in Svizzera occorrono ad una persona sola minimo 4500 franchi al mese per una vita autonoma). Un reddito di base incondizionato contrasta anche lo stress, riduce l’inquietudine, le paure esistenziali. Evita inoltre l’esclusione sociale cosicchè tutte e tutti hanno la possibilità di partecipare alla vita della società.

Difendere e rafforzare lo stato sociale 

La discussione dettagliata su come realizzare concretamente l’iniziativa seguirà. Adesso è importante ri-pensare attivamente alle necessarie riforme dello stato sociale. L’attuale sistema delle assicurazioni sociali è buono ma, nell’insieme complesso e negli ultimi anni ha subito continuamente attacchi e smantellamenti. Ciò andrà decisamente evitato in futuro. In questo senso occorre innovazione, semplificazione e coordinamento. Nella realizzazione del nuovo sistema si deve tener conto che un reddito di base incondizionato sia combinato ad elementi qualitativi dell’attuale sistema di prestazioni sociali. I cittadini non abbisognano solo di soldi, ma anche di consulenze, re-integrazione, prestazioni mediche e molti altri servizi. In ogni caso si deve, con il reddito di base incondizionato, dare valide risposte alle crisi finanziarie planetarie. L’andamento dell’economia globale, la produttività e il « lavoro » che cambia ci obbligano a riflettere sulla modernizzazione delle sicurezza sociale. Bisogna salvaguardare tutti i cittadini e per questo il diritto fondamentale sociale dovrà essere « incondizionato ». Vale a dire che non dovrà sottostare a controlli o condizioni d’obbligo da parte dei beneficiari.

Realtà e non utopia: il finanziamento

In Svizzera per il finanziamento del reddito di base incondizionato occorrono 200 miliardi di franchi. Secondo il comitato dell’iniziativa 128 miliardi ci sono già (trasferiti dagli attuali redditi da lavoro). Sommiamo a ciò 70 miliardi  dalle assicurazioni sociali (parte dell’odierna spesa), dovranno essere reperiti altri 2 miliardi. È opinione corrente di co-finanziare un fondo ad hoc con una tassa ecologica. Criticata l’IVA. È aperta la discussione su altre entrate fiscali: sull’eredità e sui profitti. Si pensa anche ad „una ritenuta percentuale“ di solidarietà su salari alti. Il denaro è quindi già pronto e si tratterebbe di farlo circolare in una maniera socialmente produttiva. Sicuramente non mancano le risorse finanziarie.

Coinvolgere i partner sociali – ruolo dello stato

Il Parlamento europeo ha approvato nel 2010 una risoluzione in cui invita gli Stati membri ad introdurre un reddito minimo garantito. In Svizzera, a mio parere, la concreta implementazione del reddito di base incondizionato dovrà essere accompagnata da accordi dei partner sociali. Sono loro che dovranno esaminare la fattibilità dei diversi modelli di reddito di base incondizionato. Dovranno definire princìpi comuni come uguaglianza, giustizia sociale, libertà, solidarietà, rispetto dei diritti umani e proporre le misure da adottare.  L’efficienza dei risultati non dovrà essere misurata solo in merito ad aspetti economici. Andrà migliorato anche l’aspetto di vita sociale e culturale per rafforzare la coesione nel Paese e dare stabilità politica. Una vera democrazia funziona solo se c’è solidarietà. In ogni caso andrà discusso appropriatamente sui fenomeni migratori. Andranno garantiti anche aspetti sociali nel mercato del lavoro. Rendere gli affitti accessibili ed essere pronti per spese impreviste della persona. Sostegni devono andare anche alla formazione. Raccolte le necessarie 100 000 firme valide, il dibattito politico e la votazione popolare che seguirà dovrano renderci tutti partecipi.  Infine lo Stato ed i cantoni, su indicazione dei partner sociali e delle forze politiche, dovranno strutturare questo sistema in maniera che risulti trasparente, efficiente in fatto di costi e gestione, che sia a tutti accessibile e si resti pratici. Invito tutti gli aventi diritto a sottofirmare l’iniziativa per un reddito di base incondizionato. Sarà un’altra liberazione, liberare l’essere umano dal bisogno.

Ulteriori informazioni: Franco Basciani  -  franco.basciani@syna.ch  

 

 

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Il Disegno di legge (DDL) recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita verrebbe chiamato in Svizzera adattamenti del diritto del lavoro, dell’assicurazione disoccupazione, piani sociali e formazione. Continuo a condividere pienamente l’idea di reintegrare un lavoratore, una lavoratrice quando vi sia un ingiustificato motivo nel licenziamento. Il reintegro va difeso in Parlamento e a sostegno di ciò occorre l’azione civile in piazza. Il reintegro, come norma in Svizzera non esiste. Anzi qui i licenziamenti del rapporto di lavoro avvengono, sia quelli individuali che collettivi, con tempi brevi, con troppa facilità e leggerezza. Nonostante le assicurazioni sociali, le conseguenze sono impoverimento e patimenti, anche se il tasso di disoccupazione è attualmente del 3,4%. L’altro vero problema di quel testo che verrà ancora discusso nel Parlamento italiano è, a mio parere, ciò che è scritto nella seconda parte del titolo: [..] in una prospettiva di crescita [..].

Riformare e migliorare tutte le condizioni quadro per il lavoro
Bè, non ho trovato nessun elemento che cervavo. L’economia italiana è in recessione. Il PIL nel 4° trimestre del 2011 è negativo, segnando un meno 0,7%. Ciò significa aziende in difficoltà e niente crescita. I dati sulla disoccupazione lo dimostrano. Nel febbraio 2011 le persone disoccupate erano al 8, 1%. Un anno dopo nel febbraio 2012 sono al 9,3% (Dati ISTAT). Milioni di persone. A tale tristezza s’aggiunge il tasso del 31,9% per i giovani disoccupati nella fascia d’età che va dai 15 ai 24 anni. In un quadro internazionale ed europeo di crescita economica moderata con tendenza al rallentamento, quindi segnali di stagnazione, bisogna aprire i cordoni degli investimenti produttivi, investire in innovazione e ricerca, ambiente, energia, infrastrutture. Fare impresa e sostenere imprenditori eticamente a posto. Dare sostegno al reddito, salvaguardare il potere d’aquisto e cominciare ad immaginare soluzioni che comprendano un reddito minimo garantito a carattere “universale”. “Per un reddito di base incondizionato” proprio ieri 21 aprile 2012 è stata lanciata a Zurigo la raccolta di firme per un’iniziativa popolare svizzera. Ci impegneremo.

L’impresa che attende noi invece è quella di farsi sentire dal governo Monti. Monti dovrebbe di corsa migliorare tutte quelle condizioni quadro per rendere attrattivo “il lavoro” in Italia. In Svizzera aumentano i posti di lavoro e ciò è dovuto in gran parte a politiche concertate e mirate. Oltre ai fattori quadro già citati, la produttività, la pace del lavoro, la mentalità ed eque politiche fiscali rendono questo “sistema” vantaggioso per la comunità intera e non solo dal punto di vista economico. Nel DDL si parla in parte di fisco, molto meno però di abbattere ostacoli burocratici e sostenere politiche creditizie eque. Non si dice nulla sulla trasparenza e come lottare contro gli sprechi statali. E per dirla tutta sconfiggere la corruzione. Questi passaggi oggi ostruiti, vanno aperti per avere una prospettiva di investimenti e di crescita. Bisogna farlo perchè va frenata l’emigrazione dall’Italia. Bisogna farlo perchè un progetto di vita ha bisogno di stabilità. Creare e tirare avanti una famiglia ha bisogno di sicurezze. Ed infine, progredire, sia come individuo che come società di questo “lavoro” ha bisogno. Non a caso la Costituzione Italiana lo cita nel suo primo articolo. Governo Monti: “al lavoro!”.

Basta alle discriminazioni tra cittadini italiani
Dal documento non si capisce se vi è copertura finanziaria. Anzi la pagina è bianca! Allora è meglio chiarire che le risorse per “il lavoro” andranno trovate dal Governo laddove esistono veramente. Insistere sotto svariate forme a mettere le mani nel portafogli degli italiani è sbagliato. Anzi per noi italiani all’estero è anche discriminatorio ed ingiusto per esempio nel fatto che, oramai sembra certo, dovremmo pagare l’IMU in Italia come seconda casa e quindi con un’aliquota quasi doppia! Chiediamo con forza che, come è stato possibile fare delle esenzioni (edifici rurali siti in zone montane, edifici inabitabili, ecc.) si possa riconoscere la casa dei migranti come prima casa. Governo Monti, nell’insieme, siate equi e concreti.

Franco Basciani, 21 aprile 2012

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La Svizzera e` la cassaforte della mafia: dovrebbe abolire il segreto bancario

Nel numero 11 de l’Hebdo Suisse c’e` un’intervista a Roberto Saviano sulla presenza mafiosa in Svizzera (link diretto all’intervista). Saviano va giù pesante e diretto, che più diretto non si può. Alla domanda: “cosa dovrebbe fare la Svizzera” risponde con quello che e` oramai evidente a tutti: che la Svizzera dovrebbe semplicemente abolire il segreto bancario e costituire una commissione d’inchiesta su tutti i conti sospetti. Ovviamente un occhio “svizzero” non sa (o forse non vuole) vedere le cose che vedrebbe un occhio italiano, allenato alla lotta conto le mafie, per cui Saviano propone provocatoriamente se` stesso come presidente di questa commissione d’inchiesta. La Svizzera e` la cassaforte europea più sicura per i soldi che provengono da attività illecita. Da un lato questo protegge, in un certo senso, la Svizzera dalle attività criminali su larga scala: omicidi, rapine e distribuzione massiccia di droga al dettaglio metterebbero dei veri e propri riflettori sul caso e la polizia locale sarebbe obbligata a intervenire, magari scoprendo anche i conti e intervenendo sul sistema bancario. Invece e` preferibile lasciare alla Svizzera questo aspetto di isola felice e non violenta perché possa continuare la sua funzione di “lavare più bianco” il denaro delle cosche (tanto per citare il libro di Ziegler che fece tanto scalpore nel 1990). In Svizzera non esiste giurisprudenza in materia della lotta anti-mafia, mentre la legislazione e` piuttosto dura contro i crimini ordinari. In particolare, non c’e` il concetto di “supporto esterno ad associazione mafiosa”, che e` quello che la maggior parte dei “colletti bianchi” fanno quando riciclano soldi facendo finta di non sapere.

Se la Svizzera solo volesse, potrebbe dare un colpo micidiale alla mafie di tutto il mondo. La Svizzera e` il crocevia delle mafie: quella russa, in particolare, quelle italiane, quelle balcaniche, i cartelli della droga del Centro e Sud America, e ora anche la mafia cinese, o le nuove mafie nigeriana, indiana, giamaicana. Purtroppo in questi paesi non c’e` abbastanza lotta al crimine organizzato: la maggior parte delle inchieste sulla mafia russa sono svolte da magistrati europei, per esempio. Saviano fa anche la differenza tra crimine organizzato e mafia; la mafia va oltre, e` una cultura dell’illegalità, che porta a organizzare il crimine, ma va combattuta a monte, come cultura, non solo nei suoi effetti. In questo senso sono strumenti fondamentali le intercettazioni telefoniche e le dichiarazioni dei pentiti. Saviano sta preparando un libro sulle mafie internazionali. L’articolo de l’Hebdo continua con le interviste al procuratore Dick Marty e a Fausto Cattaneo, poliziotto ticinese antimafia, che chiede anche per la Svizzera la creazione di una “procura antimafia federale” sul modello di quella italiana. Dick Marty, accusato in passato di essere nemico della piazza finanziaria elvetica per le sue inchieste sul riciclaggio, si pronuncia invece contro il bizantinismo del tribunale penale d Bellinzona, che ha dato il non luogo a procedere su 13 esponenti della ndrangheta per un traffico di armi e droga tra l’Italia il Ticino e Zurigo.

Per dare un senso a quanti soldi girano, si stima che le mafie in Italia “raccolgano” ogni anno circa 140 miliardi di euro con attività illecite, con 65 miliardi di euro di liquidità, cioè di soldi contanti che spesso vanno in Svizzera, nelle famose valigette, per poi in parte ripartire per paradisi fiscali, in parte ritornare puliti in Italia grazie al famigerato scudo fiscale. Per rendere l’idea, il giro d’affari vale 5 volte la manovra Monti, o il 7.3% del PIL, o trecento volte il finanziamento alla ricerca pubblica in Italia da parte del ministero della Ricerca. Da questo punto di vista i dati riportati da l’Hebdo risultano piuttosto ritoccati al ribasso, tra 10 e 100 volte di meno: l’articolo d Patrick Vallelian riporta una stima di “soli” 4-5 miliardi di franchi l’anno che affluiscono nelle casseforti svizzere, ma anche nell’immobiliare, nella ristorazione e nei casino`, mentre considerando i proventi di tutte le mafie, dovremmo arrivare almeno a una cifra intorno ai 40-50 miliardi di franchi l’anno. Quello del gioco d’azzardo, anche via internet, e` il nuovo business della mafia, in questo caso in buona compagnia: non a caso anche il nostro ex presidente del consiglio ha fiutato l’affare, gettandocisi a capofitto. L’articolo termina con la richiesta di mettere in piedi in Svizzera strutture giuridiche e investigative solide per la lotta alle mafie, che finora e` stata condotta con mezzi amatoriali, da bricolage.

L’articolo cita 3 libri: quello di Fausto Cattaneo “come mi sono infiltrato nei cartelli della droga”, quello di Stephanie Oesch “Die organisierte criminalitaet, eine Bedrohung fuer den Finanzplatz Schweiz”, e il libro di Fabrice Rizzoli “Petit dictionaire enerve de la Mafia”.

http://www.hebdo.ch/la_suisse_impuissante_153055_.html

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Pari opportunità e migliori condizioni di vita

Organizzato da SEL e Italia dei Valori Svizzera il convegno tenutosi a Basilea sulle 14 migliori leggi europee per le donne ha riscontrato vivace interesse. La relatrice Giuliana Carlino, senatrice dell’IDV ha ampliamente illustrato le politiche di attuazione delle pari opportunità’ in Europa. Nel corso del dibattito ha risposto alle varie domande dei presenti sui temi: donne e famiglia, donne e lavoro, donne in situazioni di violenza, donne in politica. La senatrice G. Carlino auspica già all’inizio del suo intervento di vedere sempre più donne in politica per colmare le lacune oggi esistenti un po’ ovunque.

In tema di donne e violenza la senatrice considera che ciò costituisca un reato grave, una forma di discriminazione e una violazione dei diritti umani che ostacola o rende impossibile il godimento di altri diritti umani, compromettendo altresì il raggiungimento della parità di opportunità tra donne e uomini. Si auspica che la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica, che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza, venga ratificata al più presto anche dall’Italia.

Intervenendo sul tema donne e violenza, Francesca Blanco, IDV-Svizzera, pari opportunità, fà il punto della situazione nell’ambito svizzero per le donne maltrattate, considera importante in sostegno alle  leggi, la prevenzione ed il dialogo interculturale. Gasbarro Assunta, SEL-Svizzera regala agli intervenuti una sorta di racconto auto-biografico che dimostra come sia reale la problematica della conciliazione tra l’essere donna, madre in relazione alla famiglia e al lavoro. Per lei impegnarsi in politica è imparare e crescere. Durante il dibattito i convenuti si sono trovati unanimamente d’accordo sul fatto che dappertutto vi sia sempre un’informazione rispettosa della figura della donna.

Pari opportunità e lavoro

Sul tema lavoro la senatrice G. Carlino aggiorna gli intervenuti sulle riforme del mercato del lavoro in Italia. Per raggiungere pari opportunità di fatto, bisogna togliere gli svantaggi delle donne nel mondo del lavoro ed in particolare coniugare i tempi di vita con i tempi di lavoro e rimediare alle disparità salariali. Oggi in media la donna guadagna il 20% in meno rispetto agli uomini. Includere maggiormente le donne nel mercato del lavoro significa anche equilibrare la presenza femminile nei posti dirigenziali e di responsabilità.

Gli obiettivi del convegno ad avviso di Franco Basciani sono stati ampiamente raggiunti aggiornando lo stato delle tematiche “pari opportunità” in Europa. F. Basciani in doppia veste di moderatore e segretario regionale del sindacato Syna, sostiene anche l’utilità delle cosiddette azioni indirette per la parità come quelle dell’iniziativa legislativa di un salario minimo di 4000 franchi. Anche l’iniziativa che verrà lanciata in Svizzera ad aprile 2012 sul reddito minimo garantito incondizionato si propone obiettivi alti che diano la garanzia di un minimo esistenziale, di migliori condizioni di vita, di lavoro e sicurezza sociale per tutte e tutti.

Comunicato stampa congiunto di SEL-Svizzera e Italia dei Valori Svizzera

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Lettera ai « media » di Franco Basciani Oberurnen, 14 febbraio 2012

ex-dipendente della Eternit di Niederurnen

Giustizia è fatta

Sì, sì, sì, è realtà: giustizia è fatta! Giustizia è fatta ! Giustizia è fatta ! Questa la scritta apparsa in aula su una bandiera dallo sfondo tricolore. La scritta, qui, è volutamente ripetuta tre volte, una per ogni ora che il Presidente della Corte del Tribunale di Torino ha impiegato per leggere la sentenza ed i nomi delle circa 3000 vittime accertate. Sentenza che ha visto dichiarare colpevoli di disastro ambientale doloso e di omissione volontaria dolosa di cautele antinfortunistiche gli imputati,al vertice dell’azienda Eternit, Stefan Schmidheiny e J.L. De Cartier de Marchienne.

Giustizia per le vittime dell’amianto, per i loro familiari, per le associazioni volontarie di vittime dell’amianto, per i comuni piemontesi, Casale Monferrato in testa per impegno profuso, per la regione Piemonte, per le organizzazioni sindacali, per l’Inail. Causa profonda del male è l’estrazione, la produzione e la commercializzazione di prodotti contenenti amianto. Perchè d’amianto s’ammala o muore sia chi è stato esposto sul posto di lavoro senza protezioni per la salute, sia il cittadino venuto in altro modo in contatto con fibre o prodotti contenenti amianto. L’uso dell’amianto in Europa, in Italia ed in Svizzera è vietato fin dagli inizi degli anni ’90 ( !), eppure la fibra killer continua a mietere vittime, sia per la lunga latenza delle malattie amianto-correlate, sia perché in alcune nazioni del mondo ancora oggi – per puro profitto economico- questa tragedia, questa brutalità non si ferma.

Riconosciuti colpevoli dal Tribunale di Torino, Stefan Schmidheiny e J.L. De Cartier de Marchienne sono stati condannati a 16 anni di carcere ciascuno e a risarcimenti verso le quasi 3000 vittime accertate, deceduti, ammalati, congiunti. L’importo, che si aggira sui 100 milioni di euro, potrebbe aumentare in sede civile. I manager della Eternit hanno fatto sapere che ricorreranno in appello. Questa sentenza è comunque da considerare una pietra miliare nella giurispudenza ed in questo senso è storica. I princìpi di questa sentenza andrebbero conosciuti ed applicati anche in ambito internazionale.

Giustizia alla Eternit di Niederurnen, a quando?

Stefan Schmidheiny è stato anche proprietario della Eternit di Niederurnen (e Payerne) negli anni in cui vi ho lavorato io e come me migliaia di persone. Pensando anche a loro, ascoltavo, in piedi, in aula, la sentenza della Eternit di Casale Monferrato e sentivo, ancora una volta, che alla Eternit di Niederurnen qualcosa di strano era successo. A Niederurnen, per stessa ammissione della Eternit, ci sono già stati oltre 70 decessi per mesotelioma, oltre 200 ammalati di asbestosi (aggiungo io), molti altri sono preoccupati per le placche pleuriche: tutti attendono ancora Giustizia. Questo dopo che la terza istanza, il Tribunale Federale svizzero nel 2008 ha archiviato tutto perchè è sopraggiunta la prescrizione. È ingiusto e non ha senso che la prescrizione inizi dal momento dell’ultimo contatto (lavorativo !) con l’amianto. È giusto e anche saggio che la prescrizione inizi dal momento in cui la malattia viene diagnosticata. Questo perché:

1 : le patologie da amianto hanno una lunga latenza;

2 : come faccio a sporgere denuncia se ancora non so di essere malato?

3 : a chi denuncio?

La Eternit di Niederurnen non ha permesso di far accertare i fatti accaduti realmente da un’istanza giuridica neutra ed obiettiva. Nel 2005 furono sentite una quindicina di persone dal giudice delle indagini preliminari. “Solo” nell’aprile del 2011 un medico glaronese ha affermato pubblicamente che ciò che è successo alla Eternit non avrebbe dovuto aver luogo. Vi è traccia in quella mini-indagine di questo tipo di esperienza? Perchè non sono stati ascoltati tutti quelli che sapevano? Che sanno? Ecco perchè ancora oggi i dubbi e con essi tutte le elaborazioni di pensiero sono lecite. Ben venga il cosidetto Eternit-bis, che dovrebbe portare il Procuratore Guariniello ed il suo gruppo a chiedere spiegazioni e l’accertamento delle responsabilità e dei fatti svoltisi alla Eternit in Svizzera. Data la gravità dei fatti dal punto di vista umano e ambientale, l’azienda potrebbe volontariamente rinunciare alla prescrizione!

Giustizia e stato di diritto in Svizzera?

Compete allo Stato svizzero, al Consiglio Federale, rivedere la sua posizione sulla prescrizione nel senso che non è scientificamente e giuridicamente sostenibile l’attuale termine di 10 anni dall’ultimo contatto (lavorativo !) con l’amianto. Esso dovrebbe iniziare dal momento in cui si viene a conoscenza medica della malattia. La SUVA, ente anti-infortunistico, registra ad oggi oltre 3000 malattie professionali da amianto. Di questi, la metà sono mesoteliomi e fino al 2030 si prevede un aumento di ca. 200 casi di tumori e mesoteliomi all’anno. Motivi più che sufficienti per intervenire sulla prescrizione. Intervenire sulla prevenzione, per lo smaltimento corretto di questi rifiuti tossici. Incentivare la ricerca di cure efficaci. Inoltre si dovrebbero finanziare fondi veri per le vittime dell’amianto, a favore in particolare di chi fino ad oggi non ha beneficiato di alcun sostegno, ivi compresi gli ex-emigranti. Ed ancora: occorre realizzare le bonifiche ed ottenere uno stop a livello mondiale di tutti gli usi dell’amianto. Così come non è mai esistito finora, non potrà mai esistere neanche in futuro l’uso sicuro dell’amianto.

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L’amica Giovanna ci scrive da Annecy una riflessione sulle virtù che un partito politico italiano deve possedere al fine di essere credibile sia agli elettori che agli aderenti

Giovanna da Annecy

In questo momento singolare per l’Italia, ove i partiti stanno a guardare l’azione di un governo tecnico che fa fronte alle difficoltà più immediate e preparano il loro ritorno in scena, in un clima di generale diffidenza e disamore per la classe politica, mi sembra utile riprendere certe categorie fondamentali, per inquadrare la nostra funzione.
Se si potessero individuare delle virtù cardinali in politica (speriamo che non sia una contraddizione in termini), la prima di queste mi pare essere la chiarezza, senza la quale le altre non possono esistere ; forse è opportuno definirla nei suoi diversi aspetti.
Il primo significato, contenuto nell’espressione « avere le idee chiare »,  fa allusione alla semplicità, alla precisione, all’assenza di ambiguità. Un partito dovrà formulare un progetto coerente, esposto in modo comprensibile a tutti ; dovrà anche funzionare in modo netto, con delle regole universali ed incontestabili per l’adesione dei membri e per la scelta dei loro rappresentanti / dirigenti.
Quando pero` diciamo « chiaro come la luce del sole » o parliamo di « chiarezza cristallina » dell’acqua, intendiamo qualcosa di più : la limpidità, la trasparenza, la purezza, l’elevatezza.
Anche questo senso puo` e deve ispirare l’azione di un partito, inducendolo a difendere e promuovere anzitutto cio` che esiste di più sacro, i diritti fondamentali dell’essere umano.
Nella prassi, si veglierà a che non esista alcuna zona opaca, suscettibile di turbare le coscienze ed introdurvi il dubbio (« non ci vedo chiaro… ») ; perchè se nei cittadini viene meno la fiducia nella capacità dei partiti di portare onestamente le loro giuste attese e speranze, la fine della democrazia è vicina.

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L’articolo di Giovanni di Lorenzo, direttore del settimanale Die Zeit, pubblicato da Repubblica il 31 gennaio 2012, che spiega agli italiani la posizione tedesca sull’Euro, é illuminante per capire quali siano le vere difficoltà che l’Europa deve affrontare in questo periodo.
La frase più rivelatrice della posizione tedesca é:
L’aspetto più pauroso di questa crisi più del presente, é l’assoluta incertezza sul futuro. Sconcerta parlando qui con i massimi esperti l’estrema divergenza di opinioni, l’insicurezza
L’incertezza che pervade la Germania é la causa dell’incapacità tedesca di affrontare efficacemente i veri problemi che hanno portato l’Europa in un’impasse pericolosissima.
In un mondo dove i capitali hanno libertà di movimento totale, Eurobond, eventualmente finanziati da una Tobin tax, e una BCE che diventasse prestatore di ultima istanza per gli stati sotto attacco, sono le uniche soluzioni che permetterebbero di frenare la speculazione mondiale.
La Germania non vuole queste soluzioni perché non se la sente di accollarsi il peso di garantire gli sprechi di stati spendaccioni. I cittadini tedeschi, come spiega di Lorenzo, non vogliono sobbarcarsi di maggiori costi dal dentista o di strade dissestate, ovvero, non vogliono correre il rischio che questo avvenga se le cose dovessero andar male. Eppure non solo USA e UK, che hanno debiti pubblici equivalenti a quelli dei PIIGS utilizzano il quantitative easing ovvero stampano moneta per acquistare debito pubblico per proteggersi dagli assalti della finanza, ma anche la Cina che non ha problemi di debito utilizza lo stesso metodo per finanziare la propria crescita.
Questa paura di sacrifici ipotetici sta mettendo in ginocchio paesi come Grecia e Portogallo, ed in gravi difficoltà paesi come Irlanda, Spagna e Italia, che i sacrifici devono affrontarli quotidianamente senza aver mai potuto godere di un vero benessere, a parte naturalmente le classi dirigenti che hanno avuto facile accesso al credito e che magari hanno messo al sicuro i loro capitali in qualche paradiso fiscale.
Si vanno rafforzando sempre di più nelle popolazioni del nord gli stereotipi, mai scomparsi, di meridionali inaffidabili e in quelle del sud di frustrazioni che fanno percepire l’Europa come una matrigna stupida, inflessibile e senza cuore.
In fondo, la crisi finanziaria non é che il sintomo di una crisi di fiducia reciproca, é questo il vero fallimento dell’Europa, dopo quasi 60 anni di costruzione di una casa comune, ci accorgiamo che le fondamenta non sono solide perché gli artigiani che hanno partecipato al progetto non hanno saputo coordinarsi tra loro.
Il peccato mortale dei governanti europei é stato di avere sempre un comportamento ambiguo, quello manifestato a Bruxelles in sede comunitaria e quello, spesso diametralmente opposto, manifestato presso le proprie popolazioni.
È stato un errore credere che con i vari progetti comunitari: Erasmus, Leonardo…. si sarebbe creato uno spirito europeo nelle nuove generazioni, i pregiudizi sono rimasti gli stessi e il concetto di Europa come casa comune non é mai esistito (salvo che per qualche patetico visionario).
Gli europei si trovano quindi nelle condizioni di un equipaggio in una nave in tempesta costruita male, con 27 capitani, che riceve continuamente ordini contraddittori e con dei marinai che, non solo non si capiscono, ma che non si fidano gli uni degli altri.
Non é una situazione nuova, é sempre esistita, solo che la nave era stata progettata per 6 capitani e per navigare in un mondo di 2 miliardi di abitanti e non é mai stata veramente adattata a navigare in alto mare. Cioé senza protezioni doganali in un mondo di 7 miliardi con 27 capitani, inoltre le sue strutture non si sono mai rinnovate per affrontare problemi come quelli posti dalla finanza attuale.
Il successo dell’Europa negli anni iniziali é stato garantito da un’amministrazione competente e indipendente da interessi di parte, ma questo strumento é stato sempre più indebolito dalle amministrazioni nazionali, tanto da trasformarlo in strumento, se non asservito a interessi di parte, molto sensibile ai diktat di alcune capitali e di alcune lobbies e quindi, meno atto ad iniziative proprie.
Attualmente, l’Europa é proprio di questo che ha bisogno, di un’amministrazione che sappia sviluppare iniziative originali che integrino gli interessi locali a quelli comunitari.
L’Europa considera l’indipendenza energetica come un problema strategico continentale, tuttavia non é stata ancora in grado di uscire dagli schemi consueti, ovvero di finanziare separatamente ogni stato.
Ad esempio, il problema delle iniziative comunitarie é che sembrano mancare di visione globale, appare assurdo che la Commissione co-finanzi la produzione di biocarburanti di prima generazione come mais, girasole o colza quando si sa che che queste produzioni sono inquinanti ed economicamente dannose. L’approccio attuale al problema energetico é quello di stimolare gli stati a prendere iniziative per sviluppare le energie rinnovabili, ma le capacità dei vari governi differiscono sia per volontà politica che per capacità industriale, sarebbe compito della Commissione di fornire a tutti i mezzi necessari a sviluppare le tecnologie più efficienti. La prassi attuale porta a sviluppi asincroni e spesso divergenti, l’unico elemento che si considera come fondamentale é quello della concorrenza commerciale, considerata come il fattore più efficace di sviluppo. Gli stati, che per struttura industriale non sono in grado di gareggiare alla pari con gli altri, saranno sempre sfavoriti, se invece l’Europa fosse in grado di sviluppare un progetto comune si creerebbe un circolo virtuoso utile a tutti.
Riguardo alle energie rinnovabili gli studi teorici su come svilupparle non mancano, uno di questi é quello di Mark Jacobson (Stanford University) e Mark Delucchi (University of California at Davis) http://www.stanford.edu/group/efmh/jacobson/Articles/I/JDEnPolicyPt1.pdf
che quantifica lo sforzo tecnologico necessario a fornire energia idrica, solare ed eolica per le necessità di tutto il pianeta in sostituzione di petrolio, gas, carbone e nucleare.
50 anni fa l’Europa rappresentava il 25% della popolazione mondiale e godeva di accessi all’energia quasi esclusivi, oggi é il 10% ed é in competizione con colossi come India e Cina, pensare che la sola disciplina di bilancio sia fondamentale in questa competizione é assurdo.

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Seminario di formazione politica IdV

Merito, eccellenza, etica ed
impegno civile

Amsterdam 9-11 marzo 2012

Dal 9 all’11 marzo 2012 si terrà ad
Amsterdam un seminario di formazione politica per attivisti, iscritti
e aspiranti candidati IdV.

Ai lavori parteciperà come formatore
l’on. Antonio Borghesi che illustrerà tra l’altro il programma di
governo di Idv per le prossime elezioni.

Obiettivo del seminario è:

la formazione di candidati e attivisti
(scuola di politica)

l’incontro con la comunità italiana in
Olanda

La bozza di programma è la seguente:

venerdì 9 marzo

arrivo dei partecipanti, incontro
informale con attivisti e aspiranti candidati

sabato 10 marzo ore 10-17

presentazione del programma di governo
di IdV e discussione

in particolare verranno presentate le
proposte IdV che riguardano l’estero, e quindi proposte riguardo a
Comites, CGIE, corsi di italiano, chiusura e ristrutturazione rete di
Consolati, Istituti di Cultura e Ambasciate, ma anche tutti i settori
di politica di cui deve occuparsi il candidato ideale

come:

  • politiche del lavoro, (lotta al
    precariato)
  • lotta alla corruzione, scuola di
    etica
  • lotta all’evasione fiscale
  • liberalizzazioni e privatizzazioni
    (chi ci guadagna?)
  • energia
  • ambiente
  • agricoltura
  • cultura
  • verso l’Europa dei cittadini

domenica 11 marzo ore 10-13 

proseguimento discussione su

programma di governo IdV,

approfondimento tematiche dei vari
settori e discussioni

domenica 11 marzo ore 14-17 

incontro con la comunità italiana

La partecipazione ai lavori del
seminario è gratuita ed aperta a tutti gli iscritti, attivisti e
aspiranti candidati di IdV. Le spese di viaggio e soggiorno dei
partecipanti sono a carico dei singoli.

Le iscrizioni vanno fatte entro il
termine ultimo di giovedì 16 febbraio 2012.

Per ulteriori informazioni e per il
programma dettagliato degli incontri si prega di contattare
l’organizzazione del Seminario, Silvia Terribili

idv.olanda@gmail.com

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