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Seminario di formazione politica IdV

Merito, eccellenza, etica ed
impegno civile

Amsterdam 9-11 marzo 2012

Dal 9 all’11 marzo 2012 si terrà ad
Amsterdam un seminario di formazione politica per attivisti, iscritti
e aspiranti candidati IdV.

Ai lavori parteciperà come formatore
l’on. Antonio Borghesi che illustrerà tra l’altro il programma di
governo di Idv per le prossime elezioni.

Obiettivo del seminario è:

la formazione di candidati e attivisti
(scuola di politica)

l’incontro con la comunità italiana in
Olanda

La bozza di programma è la seguente:

venerdì 9 marzo

arrivo dei partecipanti, incontro
informale con attivisti e aspiranti candidati

sabato 10 marzo ore 10-17

presentazione del programma di governo
di IdV e discussione

in particolare verranno presentate le
proposte IdV che riguardano l’estero, e quindi proposte riguardo a
Comites, CGIE, corsi di italiano, chiusura e ristrutturazione rete di
Consolati, Istituti di Cultura e Ambasciate, ma anche tutti i settori
di politica di cui deve occuparsi il candidato ideale

come:

  • politiche del lavoro, (lotta al
    precariato)
  • lotta alla corruzione, scuola di
    etica
  • lotta all’evasione fiscale
  • liberalizzazioni e privatizzazioni
    (chi ci guadagna?)
  • energia
  • ambiente
  • agricoltura
  • cultura
  • verso l’Europa dei cittadini

domenica 11 marzo ore 10-13 

proseguimento discussione su

programma di governo IdV,

approfondimento tematiche dei vari
settori e discussioni

domenica 11 marzo ore 14-17 

incontro con la comunità italiana

La partecipazione ai lavori del
seminario è gratuita ed aperta a tutti gli iscritti, attivisti e
aspiranti candidati di IdV. Le spese di viaggio e soggiorno dei
partecipanti sono a carico dei singoli.

Le iscrizioni vanno fatte entro il
termine ultimo di giovedì 16 febbraio 2012.

Per ulteriori informazioni e per il
programma dettagliato degli incontri si prega di contattare
l’organizzazione del Seminario, Silvia Terribili

idv.olanda@gmail.com

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I fisici del CERN hanno reso pubblici i primi risultati sull’analisi dei dati sulle collisioni accumulati da Aprile fino al 7 Dicembre 2011: non c’è abbastanza evidenza, finora, per confermare l’esistenza della particella “al di là di ogni ragionevole dubbio”, ma ci sono forti indizi della sua esistenza. In particolare, i due esperimenti indipendenti, chiamati “Atlas” e “CMS”, volutamente all’oscuro ciascuno dei risultati dell’altro, hanno entrambi trovato delle “impronte digitali” (ovviamente in senso figurato) con caratteristiche simili. C’è ancora la possibilità che si stiano prendendo lucciole per lanterne, ma se le lanterne che vede Atlas stanno nello stesso posto delle lanterne che vede CMS, allora probabilmente non sono lucciole.  Quindi il cerchio si stringe intorno a questa particella, la cui presenza è fondamentale per convalidare quello che viene chiamato il “modello standard” delle particelle elementari.  Con la raccolta dei dati dell’anno prossimo, raccolta che inizierà ad Aprile, si cercherà di raccogliere più prove, e nel frattempo le analisi diventeranno più raffinate, cosicché un nuovo “processo” verrà intentato sull’esistenza del bosone di Higgs, appena si avrà la sensibilità richiesta.  Nelle scienze sperimentali cosiddette esatte si contraddistinguono per dare una definizione precisa del “ragionevole dubbio”, basate su una procedura di statistica. Continuando con il paragone giuridico, per il “primo grado” basta un’evidenza in cui la soglia di probabilità di errore viene posta intorno all’uno per mille (un’evidenza al livello cosiddetto di “tre sigma”), mentre per il processo d’appello (che si fa sempre con più dati, cioè dopo aver raccolto più prove) la richiesta è più stringente: l’asticella viene posta a un valore in cui probabilità di sbagliarsi è minore di venti parti per milione (e allora si parla di osservazione a un livello cosiddetto di 5 sigma).  Se ci si accorge di uno sbaglio nel metodo, è sempre possibile il ricorso alla cassazione, ed in realtà è  proprio il metodo e la plausibilità del risultato che influenzano pesantemente la credibilità dello studio…

Il CERN di Ginevra è un’organizzazione europea sorta nel 1954 con l’idea della collaborazione scientifica che oggi chiameremmo “open source”, cioè con l’obbligo di rendere pubblico ogni suo risultato. Oggi è il laboratorio in assoluto più grande, e dall’anno scorso ne possono far parte come membri effettivi stati di tutto il mondo, senza limitazioni riguardo alla loro collocazione geografica. La ricerca al CERN è basata sull’uso di acceleratori di particelle. Il più potente oggi in funzione si chiama LHC (Large Hadron Collider) ed è un anello lungo 27 km posto in un tunnel a circa 80 metri di profondità a cavallo tra la Francia e la Svizzera. Il tunnel circolare è lo stesso che aveva ospitato il glorioso acceleratore “LEP” (ora smontato). Mentre il LEP accelerava e faceva scontrare elettroni e positroni, l’LHC accelera e fa scontrare tra loro protoni. Una particolarità: l’acceleratore è superconduttore e quasi tutto il complesso deve essere raffreddato a -270 gradi centgradi: insomma, è un enorme frigorifero. L’LHC è stato progettato per far scontrare tra loro protoni accelerati a 7 (TeV), ma finora abbiamo potuto utilizzarlo solo a metà della sua energia, che verrà aumentata gradualmente: dall’anno prossimo probabilmente gli urti avverranno a 4 (TeV). Dallo scontro di protoni ad altissima energia si producono tante particelle. Spesso nulla di interessante, ma in alcuni eventi vengono prodotti, per esempio due raggi gamma ad alta energia, due raggi di luce estremamente energetici. Questo è un indizio di un modo di decadimento raro, ma ben visibile, del bosone di Higgs. Occorre però distinguerlo dai tanti altri possibili modi di ottenere due raggi gamma (o fotoni), che costituiscono il cosiddetto rumore di fondo. Quello che si è osservato è che in un particolare posto dello spettro dei fotoni c’è un eccesso rispetto al rumore di fondo. Questo eccesso, per l’esperimento Atlas, sarebbe già abbastanza significativo da un punto di vista statistico, se si conoscesse già dove cercare, cioè se si conoscesse il valore della massa del bosone di Higgs. Ma siccome non conosciamo la massa, la probabilità che quello che vediamo sia solo una fluttuazione statistica aumenta per il semplice fatto che dobbiamo guardare in più punti dello spettro: in ogni punto è possibile una fluttuazione, ma il segnale, se c’è, è in un punto solo. Si sta quindi usando un’enorme cautela, ma mettendo da parte per un attimo il rigore scientifico si potrebbe dire che sostanzialmente la particella cercata è quasi certamente lì, a portata di mano. Il cerchio si stringe, la ricerca continua, diventa sempre più appassionante: la scoperta del Bosone di Higgs sarà il coronamento di circa 20 anni di attività sperimentale:  dell’acceleratore se ne era iniziato a parlare concretamente nel 1984, in una conferenza a Losanna; poi Carlo Rubbia, durante gli anni in cui è stato direttore del CERN, ha spinto fortemente sul progetto, con un seminario di “programma” nel novembre 1989, seguito  una conferenza internazionale tenutasi ad Aquisgrana, mentre il progetto ufficiale è stato approvato dal CERN nel Dicembre 1994, sempre durante la direzione di Rubbia; i primi protoni hanno circolato all’interno dell’acceleratore 14 anni dopo, il 10 Settembre 2008. Nei 10 anni di costruzione il costo dell’apparato è aumentato solo del 18 % rispetto alle stime iniziali: non male per un apparecchio unico al mondo. Oggi il direttore generale (Rolf Heuer) e` tedesco, ma il direttore di ricerca (Sergio Bertolucci) e i direttori  (o meglio, spokespersons) dei due esperimenti coinvolti nella ricerca dell’Higgs sono italiani: Fabiola Gianotti e Guido Tonelli.

Saverio D’Auria

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Diamo qui spazio alle opinioni di iscritti e attivisti di IdV estero sul governo Monti

 

Facciamo un passo indietro. Il governo Berlusconi é arrivato al suo capolinea il 12 novembre scorso. Il 13 novembre il capo dello Stato ha svolto le consuete consultazioni per nominare un nuovo primo ministro. A quel punto, se Napolitano avesse sciolto le camere le forze di centrosinistra  (PD,IdV,SEL) avrebbero con buona probabilità vinto le elezioni. E’ possibile che anche il terzo polo avrebbe giocato un ruolo in una possibile futura compagine di governo ma il PdL e la Lega ne sarebbero rimasti fuori.

Questo si sarebbe realizzato in non meno di 3-4mesi. Un tempo che era diventato troppo lungo per l’Italia. L’Italia era, ed é, prigioniera dei mercati. Il PD e l’IdV, con senso di responsabilità, capirono che il Paese non poteva permettersi di andare alle elezioni con uno spread che arrivava a superare i 550 punti base. Si decise allora di appoggiare  il nuovo governo Monti con l’idea che un governo tecnico di persone oneste potesse risolvere i problemi finanziari del bel Paese con equità sociale.

La nascita di questo governo fu possibile solo grazie al supporto dell’ex opposizione ma paradossalmente ha avuto il chiaro effetto di rafforzare una maggioranza parlamentare ormai allo sbando: un PdL che perdeva pezzi tutti i giorni sia in termini parlamentari che in consenso elettorale e una Lega Nord che soffriva delle sue prime divisioni interne e il cui rapporto con l’elettorato si andava complicando. Il governo Monti permette la rinascita di queste forze politiche. Una lega di nuovo capace di fare presa sul suo elettorato grazie al suo ruolo di opposizione ed alla riapertura del parlamento padano. Un PdL capace di ridialogare con forze politiche affini, ex del PdL e UdC (o se vogliamo ex Casa delle Libertà), di consentire riforme impopolari senza metterci la faccia, di salvaguardare comunque tutti i propri interessi di casta, tutti i propri privilegi, tutti i propri conflitti di interesse.

Con la presentazione e la prossima approvazione del decreto “Salva Italia” il nuovo governo tecnico ci ha fatto capire che il sacrificio e il senso dello Stato del PD e dell’IdV salveranno probabilmente l’Italia nell’immediato, ma condannano l’Italia a rimanere prigioniera. Prigioniera non più, e non solo, dei mercati internazionali, ma anche prigioniera della sua peggiore casta politica. Quella casta politica del PdL che, con ogni probabilità, non ha esitato a condizionare la sua approvazione al decreto con l’intoccabilità delle frequenze radiotelevisive e dei beni ecclesiastici cosí come di tutte le norme per combattere l’illecito fiscale. Quel PdL che ha concesso, con ogni probabilità solo un misero 1.5% di extra tassazione ai capitali scudati, qualche taglio nelle giunte provinciali,  qualche superbollo e  qualche tassa in piu’ sulla casa. Queste condizioni che naturalmente vanno a scapito dei pensionati delle fasce piú deboli che si sono visti togliere tutta o parte dell’indicizzazione all’inflazione . Speriamo che l’indicizzazione possa essere cambiata in sede parlamentare prima della conversione del decreto legge garantendola almeno fino ai 1500 euro.

Ma, dopo la presentazione di questo decreto legge,  una cosa é diventata certa: se l’Italia vuole essere piú libera dai mercati deve approvare in fretta la manovra finanziaria (il piú possibilmente corretta a favore dei ceti deboli). Tuttavia se l’Italia vuole essere piú libera dalla propria casta politica deve poter sciegliere una nuova maggioranza parlamentare attraverso nuove elezioni.

 

Walter Belardi – IdV Francia

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Il 12 novembre scorso segna una data molto importante nel calendario della XVI Legislatura. Finalmente, dopo anni di insistenza e prepotenza a stare seduto sulla sedia di Presidente del Consiglio dei Ministri, l’ormai Ex Premier Berlusconi ha rassegnato le dimissioni. L’8 novembre 2011, la Camera dei Deputati, al secondo tentativo, approva il rendiconto generale dello Stato, con appena 308 voti, insufficienti per avere la maggioranza. Berlusconi, tira le somme e decide di rassegnare le dimissioni solo dopo che il parlamento avrà approvato la legge di stabilità.

Mantiene la parola, e si dimette. Egli dice di aver preso atto della situazione e di aver rassegnato le dimissioni per il bene del Paese. A parer mio, se egli avesse davvero tenuto al bene del Paese, avrebbe dovuto dimettersi molto tempo prima, forse, già lo scorso 14 dicembre 2010.

Comunque l’Italia ha voltato pagina. Chiusa la disastrosa amministrazione di governo del centro-destra, ora si guarda con fiducia al prossimo governo, che di fatto trattasi di Governo tecnico, con a capo il Prof. Mario Monti, di fresca nomina Senatore a Vita.

Il governo Monti, ottiene la fiducia con ben 558 voti, una maggioranza mai registrata fin d’ora alla Camera.

L’attuale governo, come predetto, tecnico, il cui Presidente dei Ministri, prescelto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha un arduo lavoro da affrontare, ossia, quello di rimettere in carreggiata l’Italia, al fine di evitare che il Paese tracolli in un baratro finanziario come quello della Grecia.

Ma la manovra finanziaria da 24 miliardi, varata dal Governo in carica, non piace ai sindacati e in primis ai cittadini, i quali si vedono per l’ennesima volta coloro che dovranno ricoprire il ruolo più arduo per i sacrifici “richiesti” dalla finanziaria Monti.

In primis le pensioni, molti lavoratori, specie quelli della classe 1952, dovranno fare l’oneroso sacrificio di attendere ulteriori 5 anni, per vedere compiuto il loro iter lavorativo e godersi finalmente la pensione.

Questo perché a detta della manovra, al fine di risparmiare un paio di miliardi, al fine di equiparare l’età pensionistica, tra uomini e donne, si è ritenuto doveroso far slittare di ben oltre 5 anni il traguardo della pensione.

C’è chi dice che le lacrime versate dalla Prof.ssa Elsa Maria Fornero, durante la conferenza stampa in cui presentavano la manovra finanziaria, fossero sincere e vicine a coloro che avrebbero, come predetto, sopportato i sacrifici.

Ma a rigor di logica, io son d’accordo che prima o poi le misure prese da tale governo, come ad esempio quello delle pensioni, sarebbero arrivate, anche perché dietro le quinte c’è la Comunità Europea che premeva e aspettava da anni che l’Italia si mettesse in riga con gli altri paesi europei.

Non son d’accordo però, perché, per l’ennesima volta i sacrifici debbano cadere a carico di coloro che già fanno fatica ad arrivare a fine mese?

La Spesa Pubblica del Bilancio dello Stato, ha una voce molto grande, ossia, quella dei Ministeri, che però stranamente non è scritta con caratteri abbastanza grandi, da richiamare all’attenzione coloro che la stilano.

Detto ciò, vorrei gentilmente richiamare l’attenzione di qualche ministro dell’attuale governo tecnico, informandolo del fatto, che qualche settimana prima della rassegna delle dimissioni dell’Ex Premier Berlusconi, il Ministero della Difesa, con allora a capo, l’On. Ignazio La Russa, avrebbe acquistato, come riportato in molte agenzie di stampa, ben 19 Maserati Quattroporte blindate.

Alla faccia della crisi economica!!!

Ma almeno fino a qualche anno fa per le autovetture di rappresentanza, le spese si limitavano all’acquisto di auto blu di media grandezza, quali ad esempio, Alfa 159, Lancia Thesys (autovetture che non sfigurano di certo); ma ora ci si è tuffati sul lusso. Infatti, in piena crisi economica, oggi i Ministeri, non si accontentano più nemmeno delle Audi A8 o BMW Serie 7, ma aspirano alle Maserati.

Detto questo vorrei chiedere all’attuale governo, se per risparmiare, dato che preme rimettere in ordine la Spesa Pubblica, cosa intende fare con le predette 19 Maserati?

Che ne dite di metterle in vendita, e recuperare così qualche “milioncino” di euro?

Io so bene che il lettore sappia fare i calcoli, ma vista la circostanza, forse alcune persone della “casta” non hanno chiare le idee. Allora mi permetto di dire che se al posto delle 19 “Maserati Quattroporte” le quali hanno un prezzo medio di listino di circa 130’000 EURO ciascuna (ma visto che son blindate, saranno sicuramente costate molto di più); si fossero comprate 19 “Alfa 159” con un prezzo medio di 30’000 EURO ciascuna, il Bilancio dello Stato, avrebbe ora ben 1’900’000 EURO in più a disposizione

Ma tutto ciò non è assurdo? Ma torno a ripetere, perché i sacrifici devono farli sempre coloro che sono ai limiti della spesa mensile?

Come possiamo noi cittadini, far capire alla “casta”, che si potrebbe semplificare la Spesa Pubblica adottando altri criteri sulla manovra?

Eppure io mi son limitato a soffermarmi facendo soltanto un breve e semplice esempio di risparmio. Ma analizzando a fondo ogni ministero, in tutte le sue funzioni e settori, sicuramente si potrebbero ridurre molte altre spese esagerate ed ingiuste.

Dennj Salvatore Lussu

IDV Svizzera

 

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Sono rimasto negativamente sorpreso dallintervista di Luciano Violante rilasciata a il Giornale. Violante condanna i “magistrati che si costruiscono una immagine” e ad un primo sguardo il monito potrebbe sembrare ragionevole.
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Bisogna pero’ cercare di capire a chi si riferisce esattamente Violante. Chi sono questi magistrati che si sono creati un’immagine? Chi sono i magistrati conosciuti e che intervengono publicamente a convegni, congressi o dibattiti ? Penso che si riferisca a Ilda Boccassini, che ora coordina l’Antimafia a Milano (recentemente 110 condannati tra gli affiliati alla ‘ndrangheta in Lombardia). Oppure parla di Giancarlo Caselli che di mafiosi in Sicilia ne ha fatti prendere parecchi. O probabilmente parla di Ingroia, ex collaboratore di Falcone e Borsellino, che sta cercando di fare luce sul patto stato-mafia in cui sono coinvolti alcuni esponenti del centrosinistra.
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Tutti questi magistrati intervengono spesso in dibattiti o parlano agli studenti dei licei e delle università. Sinceramente proprio non vedo cosa ci sia di male! Anzi spero che lo continuino a fare e che siano sempre da esempio alle future generazioni.
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La politica collusa con la mafia ha paura dei magistrati popolari tra la gente. Guardate questo video in cui il giovane Cuffaro cerca istericamente di infangare l’immagine di Falcone.
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Nello stesso video si vede che Falcone, partecipa ad una trasmissione televisiva e credo che allora nessuno si scandalizzasse. Pensate oggi se un magistrato come Ilda Bocassini andasse in televisione… i leccapiedi di Berlusconi griderebbero subito allo scandalo. All’inizio degli anni 90 Falcone e Borsellino erano popolari e la politica collusa con la mafia non riusciva ad ostacolarli. Lo stesso per Di Pietro: nessuno avrebbe potuto mettergli i bastoni tra le ruote ai tempi di Mani Pulite, perchè era troppo popolare.
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In Campania abbiamo un esempio di come la popolarità di una persona, Saviano sia stata cruciale per sconfiggere la criminalità organizzata. Fino al 2006 dei casalesi non se ne sentiva molto parlare. Poi con l’uscita di Gomorra si puntano i riflettori su quella terra e su quelle famiglie criminali e nel giro di 2 anni cominciano gli arresti. Molti arresti.
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E ancora su Violante. Mi sembra molto inopportuno lasciare un’intervista al giornale della famiglia Berlusconi. Ma non si poteva rilasciare la stessa intervista all’Unità, il giornale del suo partito?
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Alla luce di tutte queste osservazioni sembra che Violante e il pd vogliano fare ancora una volta la stampella del pdl. Del resto violante è stato sempre stato molto chiaro quando si parla di inciuci. Guardate questo video.
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Valerio Rossetti – IdV Ginevra
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L’attuale grave situazione finanziaria nella quale versa il nostro Paese, in un contesto economico mondiale a dir poco difficile,  richiede indubbiamente interventi decisi e per quanto possibile decisivi per rimettere in ordine i conti dello Stato.

Ma chi deve fare i sacrifici? Chi ha ridotto l’Italia in queste condizioni o chi ha sempre fatto il proprio dovere, lavoratori dipendenti innanzitutto,  ed ha contribuito alla crescita del Paese?

Non bisognerebbe invece iniziare a quantomeno limitare, se non abolire, gli sperperi di danaro pubblico ad esempio per il finanziamento dei partiti, immorale visto che i cittadini italiani hanno detto di non volerlo con un referendum ed i partiti politici si sono industriati a ristabilirlo sotto altra veste?

E cosa dire dei finanziamenti alla stampa di tutti i tipi e colori, compresa quella del Vaticano? Neanche a dire che nel nostro Paese sia impossibile che i giornali si autofinanzino, come dimostra in maniera limpida il quotidiano “Il Fatto” che, nonostante non chieda nessun finanziamento pubblico, riesce brillantemente ad autofinanziarsi generando anche cospicui utili di gestione.

Ci sono poi i costi delle Provincie. Ancora non è chiaro perche non possono essere azzerati abolendo le stesse. O meglio è chiaro che alcuni partiti politici le usano come serbatoi di voti per le elezioni e quindi ci sono attaccati in modo viscerale.

Quanto sopra solo per indicare alcune vie che consentirebbero immediatamente di ralizzare delle economie importanti da utlizzare subito per contribuire al risanamento dei conti dello Stato. Per il medio termine, debbono essere prese subito delle misure contro la malavita organizzata, che sembra essere infiltrata nelle strutture dello Stato a tutti i livelli e contro l’evasione fiscale.

Se poi la Costituzione italiana afferma, all’articolo 11, che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, cosa stanno a fare i nostri soldati, ad esempio, in Afganistan, paese occupato militarmente ormai da dieci anni solo perché i governanti dell’epoca chiedevano, come qualsiasi altro governo in qualsiasi altro paese del mondo avrebbe fatto, che fossero consegnate loro le prove della effettiva responsabilità dello Sceicco Osama bin Laden nell’attentato dell’11 settembre 2001?

Oltre e soprattutto alle vite umane dei nostri giovani (ci sono circa 4.000 soldati italiani) quanto potrebbero economizzare i cittadini italiani tutti se l’Italia abbandonasse questa ed altre avventure? E se pensassimo anche ai bambini, alle donne, agli anziani Afgani che praticamente dal 1978 vivono, e muoiono,  in un perenne stato bellico, nonché ai popoli di altri paesi, quali Sudan, Iraq, Balcani, Somalia, Striscia di Gaza, Kossovo, per citarne alcuni,  dove si svolgono le cosiddette “missioni di pace”, decise vuoi dall’ONU, vuoi dalla Nato, vuoi dall’Unione europea con “missionari” armati fino ai denti?

Di tutto cio si sente parlare poco. Il Presidente del Consiglio Monti sembra non voglia svelare a nessuno, se non al Parlamento come intende operare per cercare di risanare i conti del Paese, facendo intendere che le parti sociali non verranno associate. E’ una sua scelta, beninteso. C’è solo da sperare che il suo operato non sia un “già visto” e che a pagare per la crisi economica siano, come sempre, i più deboli che non possono sfuggire a nessuna imposizione visto che sono tassati e tartassati alla fonte.

D’altro canto, se per le pensioni di anzianità le annualità contributive venissero innalzate assurdamente ad oltre le 40, come si sente in giro, c’è da chiedersi a che éta i lavoratori potranno usufruire della pensione in futuro, visto che la disoccupazione giovanile imperversa nel nostro Paese e molti giovani, ammesso che riescano ad entrare nel mondo del lavoro con una copertura contributiva diciamo intorno ai 30 anni, avrebbero diritto alla pensione completa all’età di 70 anni! I lavoratori dovranno unirsi  per lottare strenuamente contro una tale misura che, se è gia grave che venga pensata,  non deve assolutamente essere adottata.

Concludendo, non rimane che sperare che la cosiddetta “manovra” non finisca per essere a carico dai soliti noti e che, cambiando i governi, alla fine il risultato non cambia.

G. Freraci

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Chi rassicurerà i mercati finanziari?

Chi ha seguito in diretta la seduta della Camera dei deputati dell’8 novembre 2011, nel corso della quale si è palesemente riscontrato che il governo era sostenuto soltano da 309 parlamentari, e quindi non aveva la maggioranza necessaria per governare, ha visto delle inquadrature interessanti.

L’ex Presidente del Consiglio, ex piduista tessera numero 1816, grado apprendista muratore, abusivo in politica in quanto manifestamente ineleggibile in base all’articolo 10 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 361/1957. Alla sua sinistra il leghista Umberto Bossi, Ministro della Repubblica italiana per il federalismo nonostante sia stato condannato definitivamente per violazione della legge sul finanziamento dei partiti e per vilipendio alla bandiera italiana. Alla sua destra il leghista Roberto Maroni,  Ministro della Repubblica italiana all”Interno sebbene condannato definitivamente per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e animatore delle cosiddette “camicie verdi”.

Ha preso la parola, tra gli altri Fabrizio Cicchitto, militante socialista passato poi a Forza Italia, ex piduista tessera numero 2232.

Alla proclamazione del risultato della votazione, dovranno aver tremato, tra i tanti altri, le deputate Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori. Le due donne abbandonarono inaspettatamente all’ultimo minuto il partito Futuro e Libertà, per sostenere il governo, in occasione della mozione di sfiducia che confermó la maggioranza a Silvio Berlusoni, il 14 dicembre 2010, risultando determinanti. Il loro gesto fu tanto apprezzato da valer  la nomina nel Consiglio di Amministrazione delle Poste alla prima e la nomina a Sottosegretario e,  successivamente, a Viceministro alla seconda.

Il Presidente della Repubblica italiana, salvo errore in politica ininterrottamente dal lontano 1953, che ebbe difficoltà a realizzare della manifesta incostituzionalità del  cosiddetto lodo Alfano, si è reso conto soltanto ora che sono “ore difficili e delicate queste”  e afferma che bisogna “riguadagnare credibilità e fiducia come paese” per uscire “da una stretta molto pericolosa sui titoli del nostro debito pubblico”. Ma non era lui a firmare i decreti di nomina dei ministri, compresi quelli condannati in via definitiva? I mercati finanziari hanno chiesto a gran voce che Silvio Berlusconi si dimettesse. Gli è stato permesso di restare troppo a lungo ancora in carica, per sbrigare soprattutto i suoi affari personali, come al solito, contribuendo a far precipatare il Paese nel baratro, con interessi sui Buoni del Tesoro che superavano orami il 7% e un differenziale con i Buoni del Tesoro tedeschi che ha superato quota 550.

Se si aggiunge che nel Parlamento italiano sono presenti circa 70 parlamentari che hanno avuto o hanno a che far con la giustizia, circa 20 di  loro già condannati, c’è da chiedersi come sarà possibile rassicurare i mercati che probabilmente sono a conoscenza di questo modo quantomeno originale di gestire lo Stato e che non regiscono soltanto nella misura in cui torna loro comodo per realizzare dei profitti.

Inoltre, il Ministro Tremonti,  commercialista che fornì assistenza alle aziende di  Silvio Berlusconi, segnatamente Fininvest e Mediaset, uno dei rari cittadini italiani che paga ancora l’affitto di casa in contanti, ha dichiarato a più riprese che la situazione economica italiana è sotto controllo e addirittura migliore di altri paesi europei.

Ma come è mai possibile che i gli espertissimi politici italiani, che occupano il parlamento e il governo da innumerevoli anni ormai, non si rendano conto che con un quadro generale di questo genere è difficile, se non impossibile, che un qualsiasi osservatore attento abbia fiducia nell’intero Paese?

Forse i politici italiani tutti avrebbero dovuto leggere attentamente la “Lettera finanziaria, Roma 15/12/2011″ http://www.beppegrillo.it/2008/03/lettera_finazia/index.htmle il “Default morbido, quasi morbido, praticamente in mutande” http://www.beppegrillo.it/2011/08/default_morbido/index.html pubblicati nel bolg di Beppe Grillo rispettivamente nel marzo 2008 e nell’agosto 2011.

In un Paese dove sembra piú verosimile quanto scritto dall’ottimo Beppe Grillo che dagli uomini che governano, c’è da chiedersi, non senza sgomento:  chi rassicurerà i mercati finanziari?

G. Freraci

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Il gioco è finito. Berlusconi ha finalmente dato le dimissioni da presidente del consiglio dei ministri.

Il colpo di grazia è arrivato martedi scorso con il voto sul rendiconto dello Stato dove il governo ha ottenuto il consensogameover di soli 308 deputati, 8 in meno della maggioranza assoluta. A quel punto Berlusconi ha capito che non aveva più i numeri per governare e, piuttosto che perdere la faccia con un voto di fiducia, ha cercato di salvare il salvabile facendosi da parte per “servire il Paese”. In realtà il calcolo politico di Berlusconi è ancora tutto a suo vantaggio. Non sarà il suo governo a fare riforme molto impopolari per salvare il Paese dalla bancarotta finanziaria. Non si andrà subito alle elezioni ma quando il popolo avrà in buona parte dimenticato molte delle sue gesta.

Fuori delle responsabilità dirette di governo il centrodestra potrebbe ritrovare, in parte, quella compattezza ormai persa che lo ha portato a perdere ben 36 deputati sui 344 iniziali, la piu’ grande maggioranza parlamentare di sempre. E se questo governo tecnico che si andrà a formare dovesse veramente fare qualcosa di serio contro gli interessi di parte della sua casta politica, allora basterà staccargli la spina e andare alle nuove elezioni, magari con una nuova faccia camuffata, quella di Alfano, che sarà capace ancora una volta di imbrogliare milioni di italiani. E, soprattutto, evitando il temuto referendum, proposto dall’Italia dei Valori, che in primavera spazzerebbe via quella “porcata” della sua legge elettorale. Già, in fin dei conti Berlusconi non ne poteva uscire meglio, tanto più che la sua uscita di scena non è merito dell’opposizione, ma della sfiducia accordatagli dall’ Europa e dai mercati .

Ma intanto non possiamo che tirare un sospiro di sollievo. Non dovremo piu’ pensare ai decreti legge sulle intercettazioni e sulla prescrizione, ai lodi “ad personam”, alle “grandi” riforme sulla dipendenza della magistratura dall’esecutivo, alle leggi “ad aziendam”….  I nostri deputati non dovranno più passare una intera giornata (sulle sole 3 che passano in parlamento) a decidere se la marocchina Ruby rubacuori è o non è la nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak. E poi i vignettisti ed i comici di tutto il mondo non passeranno più il loro tempo a ridicolizzare il premier e con lui il nostro Paese.

Ora i giochi sono finiti e possiamo pensare a costruire qualcosa di serio per il nostro Paese. L’ultimo atto del governo dimissionario è stato la legge di stabilità finanziaria approvata alla camera sabato con i voti della maggioranza e del terzo polo, che risponde all’urgenza indicata dall’Europa di mettere a posto i conti pubblici e far ripartire la crescita. Ma lo fa indicando la necessità di nuove leggi per poter andare in pensione a 67 anni entro il 2026 e a ben 70 anni nel 2050. Lo fa con tagli a settori come quello dell’ordine pubblico e della scuola. Lo fa adottando meno regole sul controllo della circolazione di armi, non abolendo completamente gli ordini professionali, prevedendo la dismissione (svendita) di molti beni dello Stato. Soprattutto NON lo fa combattendo l’evasione fiscale, tassando di più i capitali rientrati con lo scudo fiscale, abolendo le province, dimezzando tutti i costi della politica e abolendo tutti i suoi privilegi.

Al crepuscolo di questo governo segue l’alba di un nuovo governo tecnico. Mario Monti, un uomo della finanza, si fa interprete del cambiamento. Un uomo tecnicamente capace che dovrà cercare di riportarci fuori dal baratro economico. Speriamo che lo faccia nel senso che l’Italia dei Valori ha più volte indicato: favorendo non solo la crescita ma la giustiza sociale, snellendo la macchina dello Stato, sventrando tutti gli oligopolii, premiando i meritevoli e punendo i furbi. Se, come sembra, questo governo avrà il sostegno bipartisan del PdL, del PD e dell’UDC, operare queste riforme necessarie per il nostro Paese sarà praticamente impossibile. Cionondimeno la sua faccia pulita non può che essere un bene per l’Italia in questo momento così difficile per il Paese. L’Italia dei Valori, come sempre, resterà alla guardia della nostra costituzione e degli interessi degli italiani e se il nuovo governo saprà proporre le giuste riforme lo aiuterà a risollevare l’Italia.

Walter Belardi – IdV Francia

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Cari amici ed amiche, sottopongo alla vostra attenzione un estratto della puntata della trasmissione internet/televisiva serviziopubblico.it dell’ 11/11/2011, condotta da Michele Santoro, che oltre ad analizzare lo stato delle banche italiane, dei conti pubblici e della crisi del debito, propone una interessante manovra volta alla soluzione del debito.

L’analisi e la conseguente proposta mostrano quanto sia acuta e pragmatica la conduzione dei dibattiti di Michele Santoro, mostra inoltre quanto idee utili e competenti abbiano ragione di esistere nel nostro paese e quanto gli interessi di parte siano propensi a non prenderle in considerazione. Buona visione.

 

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A più di tre anni dall’inizio della legislatura e, conseguentemente dal deposito di numerosi disegni di legge, il Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE) ed i Comitati degli italiani all’estero (COMITES) son disciplinati sempre dalle medesime leggi, rispettivamente una del 1989 e l’altra del 2003. E poco importa se dal 1989 ad oggi c’è stato Maastricht, il mercato unico, Nizza, l’Euro, Lisbona e la riforma delle nostra legge elettorale. Il CGIE ed i COMITES, possono rimanere così come sono. O almeno così la pensa questo governo e questa maggioranza.
Eppure Noi dell’Italia dei Valori ci avevamo provato!!!!!! Ho presentato infatti un articolato disegno di legge con il quale, anche e soprattutto in relazione alle innumerevoli novità intervenute nel settore della rappresentanza degli italiani all’estero – primo fra tutti l’elezione diretta di 12 deputati e 6 senatori – proponevo la soppressione della Consiglio generale degli Italiani all’estero, con la contemporanea traslazione di tutte le sue attribuzioni, nessuna esclusa, ai Comitati degli italiani all’estero. Questi ultimi più vicini, più presenti, più utili ai nostri connazionali fuori dal territorio italiano.
Purtroppo dopo tre anni di dibatti in commissione, audizioni di esperti, direttori del Ministero degli Affari esteri, ambasciatori, presidenti, delegati e chi più ne ha più ne metta, l’aula del Senato ha approvato nel maggio scorso, un disegno di legge – ora all’esame della Camera – che cambia tutto per non cambiar nulla.
I compiti di queste istituzioni rimarranno identici, ovvero per il CGIE si tratta di una mera ripetizione di quanto già previsto per i Comites, oltre che già rientrante tra le attribuzioni dei parlamentari eletti all’estero.
Ai sensi dell’articolo 67 della Nostra Carta Costituzione, come noto a Noi tutti, “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
La legge n. 459 del 27.12.2001, istitutiva ed attributiva del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero, è la naturale manifestazione di quel principio costituzionale.
Si individua infatti nel parlamentare in genere – ed in quello eletto nella circoscrizione estero in specie – il “rappresentante erga omnes” delle comunità italiane radicate fuori dai nostri confini.
Tale “rappresentanza” è la massima espressione di rappresentatività democratica di cui il nostro sistema si è dotato, eliminando una discrepanza ed una disparità di trattamento che si protraeva dalla nascita della Repubblica.
Si tratta oggi di assegnare effettivamente agli Eletti all’estero questi ruoli rappresentativi.
Ora la legge n. 368 del 1989, che ha dato vita al Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE), è anteriore rispetto a quella assegnativa del diritto di voto agli italiani all’estero, che è, come riportato del 2001.
A fronte della mutata realtà introdotta con la legge n. 459 del 2001, il ruolo e le funzioni del CGIE sono divenuti del tutto ininfluenti.
Il CGIE è conseguentemente, secondo l’opinione mia e del mio gruppo da eliminare.
Comites e CGIE hanno oggi una sostanziale identità di compiti e di funzioni e la proposta licenziata dal Senato non risolve molto questa situazione.
Attualmente Comites e CGIE sono, nella sostanza, “organismi doppione”. E lo saranno anche dopo l’eventuale approvazione della proposta di legge oggi approvata dal solo Senato.
Riuscire ad individuare una loro utilità pratica risulta seriamente difficile e complesso.
Considerate pertanto le sostanziali identità funzionali tra Comites e CGIE – in sede di riforma – sarebbe da preferire l’eliminazione di quest’ultimo organismo a vantaggio del primo, con l’attribuzione ai Parlamentari esteri di effettivi concreti compiti di raccordo con le istituzioni centrali.
Per l’Italia dei Valori è inutile (e dannoso per le finanze dello Stato) tenere in vita “enti doppioni” e, soprattutto, organismi farraginosi, dal funzionamento complesso, poco snello.
Molte delle funzioni CGIE sono, tra l’altro, oggi svolte da altre strutture. Si pensi, in via esemplificativa e non certo esaustiva, agli Istituti italiani di Cultura e all’Istituto per il Commercio Estero.
Il CGIE costa al contribuente italiano, mediamente, da cinque a sei milioni di euro all’anno: risorse che possono invece essere destinate al potenziamento dei compiti e delle mansioni dei Comites e delle strutture consolari all’uopo delegate.
In passato peraltro si è assistito a veri e propri “sperperi a fini clientelari” di soldi pubblici:
Si pensi ai 5 milioni e passa di euro di contributi che nella passata legislatura sono stati destinati al finanziamento di “attività di formazione professionale” nel Cantone di Zurigo per sostenere una forma di istruzione che è svolta invece per legge dalle autorità locali svizzere, e dunque non bisognevole di aiuti provenienti dall’Italia.
I Comites come anche CGIE rappresentano un unicum, sono di fatto una anomalia tutta italiana nel sistema istituzionale comunitario e non.
Ad opinione dell’Italia dei Valori, l’eliminazione del CGIE, il rafforzamento delle funzioni e del ruolo dei Comites, in sinergia con le rappresentanze consolari territoriali, la ufficializzazione, la istituzionalizzazione di mansioni effettive, nelle materie riguardanti la collettività italiana all’estero, per i Parlamentari eletti all’estero – in quanto oggi esistenti -sono le direttrici su cui muoversi, indirizzando in maniera organica la riforma del sistema della rappresentanza delle collettività degli italiani all’estero.
Per questi motivi, dopo il pur considerevole contributo all’attuale testo – tanti erano gli emendamenti IDV approvati – ho provveduto alla ri-presentazione di un nuovo disegno di legge che si prefigge di realizzare l’intento del disegno di legge n. 1557 con il quale già si richiedeva la soppressione del CGIE, la traslazione delle sue attribuzioni ai COMITES con la supervisione dell’operato dei parlamentari eletti all’estero.
L’IDV, come al solito, ha sollevato il problema, ha proposto soluzioni, ma non è stata ascoltata. Ci riproveremo nella parte finale della legislatura, certi che, una volta al Governo del Paese, sapremo dar risposte molto più convincenti dell’attuale Governo, anche agli italiani residenti all’estero!!!

On. Stefano Pedica

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