Lettera ai « media » di Franco Basciani Oberurnen, 14 febbraio 2012
ex-dipendente della Eternit di Niederurnen

Giustizia è fatta
Sì, sì, sì, è realtà: giustizia è fatta! Giustizia è fatta ! Giustizia è fatta ! Questa la scritta apparsa in aula su una bandiera dallo sfondo tricolore. La scritta, qui, è volutamente ripetuta tre volte, una per ogni ora che il Presidente della Corte del Tribunale di Torino ha impiegato per leggere la sentenza ed i nomi delle circa 3000 vittime accertate. Sentenza che ha visto dichiarare colpevoli di disastro ambientale doloso e di omissione volontaria dolosa di cautele antinfortunistiche gli imputati,al vertice dell’azienda Eternit, Stefan Schmidheiny e J.L. De Cartier de Marchienne.
Giustizia per le vittime dell’amianto, per i loro familiari, per le associazioni volontarie di vittime dell’amianto, per i comuni piemontesi, Casale Monferrato in testa per impegno profuso, per la regione Piemonte, per le organizzazioni sindacali, per l’Inail. Causa profonda del male è l’estrazione, la produzione e la commercializzazione di prodotti contenenti amianto. Perchè d’amianto s’ammala o muore sia chi è stato esposto sul posto di lavoro senza protezioni per la salute, sia il cittadino venuto in altro modo in contatto con fibre o prodotti contenenti amianto. L’uso dell’amianto in Europa, in Italia ed in Svizzera è vietato fin dagli inizi degli anni ’90 ( !), eppure la fibra killer continua a mietere vittime, sia per la lunga latenza delle malattie amianto-correlate, sia perché in alcune nazioni del mondo ancora oggi – per puro profitto economico- questa tragedia, questa brutalità non si ferma.
Riconosciuti colpevoli dal Tribunale di Torino, Stefan Schmidheiny e J.L. De Cartier de Marchienne sono stati condannati a 16 anni di carcere ciascuno e a risarcimenti verso le quasi 3000 vittime accertate, deceduti, ammalati, congiunti. L’importo, che si aggira sui 100 milioni di euro, potrebbe aumentare in sede civile. I manager della Eternit hanno fatto sapere che ricorreranno in appello. Questa sentenza è comunque da considerare una pietra miliare nella giurispudenza ed in questo senso è storica. I princìpi di questa sentenza andrebbero conosciuti ed applicati anche in ambito internazionale.
Giustizia alla Eternit di Niederurnen, a quando?
Stefan Schmidheiny è stato anche proprietario della Eternit di Niederurnen (e Payerne) negli anni in cui vi ho lavorato io e come me migliaia di persone. Pensando anche a loro, ascoltavo, in piedi, in aula, la sentenza della Eternit di Casale Monferrato e sentivo, ancora una volta, che alla Eternit di Niederurnen qualcosa di strano era successo. A Niederurnen, per stessa ammissione della Eternit, ci sono già stati oltre 70 decessi per mesotelioma, oltre 200 ammalati di asbestosi (aggiungo io), molti altri sono preoccupati per le placche pleuriche: tutti attendono ancora Giustizia. Questo dopo che la terza istanza, il Tribunale Federale svizzero nel 2008 ha archiviato tutto perchè è sopraggiunta la prescrizione. È ingiusto e non ha senso che la prescrizione inizi dal momento dell’ultimo contatto (lavorativo !) con l’amianto. È giusto e anche saggio che la prescrizione inizi dal momento in cui la malattia viene diagnosticata. Questo perché:
1 : le patologie da amianto hanno una lunga latenza;
2 : come faccio a sporgere denuncia se ancora non so di essere malato?
3 : a chi denuncio?
La Eternit di Niederurnen non ha permesso di far accertare i fatti accaduti realmente da un’istanza giuridica neutra ed obiettiva. Nel 2005 furono sentite una quindicina di persone dal giudice delle indagini preliminari. “Solo” nell’aprile del 2011 un medico glaronese ha affermato pubblicamente che ciò che è successo alla Eternit non avrebbe dovuto aver luogo. Vi è traccia in quella mini-indagine di questo tipo di esperienza? Perchè non sono stati ascoltati tutti quelli che sapevano? Che sanno? Ecco perchè ancora oggi i dubbi e con essi tutte le elaborazioni di pensiero sono lecite. Ben venga il cosidetto Eternit-bis, che dovrebbe portare il Procuratore Guariniello ed il suo gruppo a chiedere spiegazioni e l’accertamento delle responsabilità e dei fatti svoltisi alla Eternit in Svizzera. Data la gravità dei fatti dal punto di vista umano e ambientale, l’azienda potrebbe volontariamente rinunciare alla prescrizione!
Giustizia e stato di diritto in Svizzera?
Compete allo Stato svizzero, al Consiglio Federale, rivedere la sua posizione sulla prescrizione nel senso che non è scientificamente e giuridicamente sostenibile l’attuale termine di 10 anni dall’ultimo contatto (lavorativo !) con l’amianto. Esso dovrebbe iniziare dal momento in cui si viene a conoscenza medica della malattia. La SUVA, ente anti-infortunistico, registra ad oggi oltre 3000 malattie professionali da amianto. Di questi, la metà sono mesoteliomi e fino al 2030 si prevede un aumento di ca. 200 casi di tumori e mesoteliomi all’anno. Motivi più che sufficienti per intervenire sulla prescrizione. Intervenire sulla prevenzione, per lo smaltimento corretto di questi rifiuti tossici. Incentivare la ricerca di cure efficaci. Inoltre si dovrebbero finanziare fondi veri per le vittime dell’amianto, a favore in particolare di chi fino ad oggi non ha beneficiato di alcun sostegno, ivi compresi gli ex-emigranti. Ed ancora: occorre realizzare le bonifiche ed ottenere uno stop a livello mondiale di tutti gli usi dell’amianto. Così come non è mai esistito finora, non potrà mai esistere neanche in futuro l’uso sicuro dell’amianto.