Cause della caduta del governo Prodi

Posted by carminecoppola under Politica 
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Due fattori, a mio modo di vedere, hanno contribuito, al di là di Mastella, a far cadere il governo Prodi: la nascita del Partito Democratico e il Papa.Il governo ha cominciato ad avere le prime spallate, quelle vere, non da Berlusconi ma proprio dal nascente Partito Democratico, che ha creato più di un malcontento in una coalizione troppo eterogenea, troppo varia. Prodi in più d’una occasione è dovuto intervenire per mediare, per riportare in pista chi usciva dai paletti, e tanti ne sono usciti, ma nulla ha potuto quando il segretario del nascente partito, credendo probabilmente d’avere in tasca un accordo con Berlsuconi (accordo di Segrate), s’azzardava incautamente ad affermare che il suo partito, qualunque fosse stata la legge elettorale, avrebbe corso da solo. I micropartiti, constatato il desiderio del segretario del nascente partito, hanno cominciato a defilarsi, si fa per dire, dalla maggioranza.In loro soccorso, non so quanto involontariamente o meno, è venuto il Papa o meglio quegli sciagurati che hanno costretto Ratzinger a rifiutare l’invito alla Sapienza. Che errore, che tragico e che stupido errore! Il confronto non si nega a nessuno e non andava negato certamente a Benedetto XVI, che, in seguito a ciò, è diventato soggetto principale di dibattiti televisivi, forum, blog e quant’altro. Soggetto spesso sottoposto, vedasi forum e relativi blog, ad insulti ed ingiurie: altro tragico e penoso errore. Benedetto XVI, fine intellettuale, ha colto la palla al balzo per richiamare ad una determinata moralità, evidenziando la diffusa immoralità nella società italiana. Non mi sento di dare torto al Papa, non poteva agire in modo diverso.Che l’Italia sia pervasa da bigottismo e falso bigottismo è un dato di fatto, ma la conquista della vera laicità deve avvenire solo con il confronto. Non potrà mai avvenire con comportamenti simili a quelli tenuti dagli studenti e dai docenti della Sapienza in occasione della visita del Papa.Proprio da lì, proprio dal rifiuto di Ratzinger, proprio da quel fermo “no, grazie”, il governo s’è incamminato sulla via del precipizio. In seguito al rifiuto, i domiciliari alla moglie di Mastella, l’indignazione popolare, non per la moglie dell’uomo di Ceppaloni ma per il trattamento riservato al Papa, ed ecco il patatrac. Ora l’Italia, aggiustati i conti pubblici (è un dato di fatto) e solo questo bastava per convincere anche il più irresponsabile a dare fiducia a Prodi, si ritrova ancora una volta nel baratro.Si chiede, adesso, responsabilità e s’invoca, specialmente da parte del PD, un governo istituzionale o di responsabilità nazionale che attui quelle riforme che non si è stati in grado di attuare: legge lettorale, leggi del Parlamento e via discorrendo,Da questo orecchio Berlsuconi e il suo servo più fedele, Fini, non ci sentono (Veltroni, e il patto?) e chiedono di andare quanto prima, confortati dai sondaggi, alle urne.In soccorso al PD viene Montezemolo e Pezzotta (la cosa bianca) e si aggregherà anche Casini, che non vede l’ora di tramutare il suo sogno in realtà: il grande centro e porsi come candidato a palazzo Chigi.Anche Berlsuconi, pur con il suo immenso potere, deve e dovrà tener conto del volere di quest’altra entità e, probabilmente, sarà costretto ad accettare il governo istituzionale.E dopo, quale legge elettorale ci sarà? È un rebus? Mica tanto, considerati i vari Veltoni e Berlusconi e la loro sete di potere. Il loro intento è chiaro: mettere fuori gioco gli altri e ridurre la politica italiana a come quella americana, quella canadese, quella inglese e via di questo passo. Dio ci scampi, da politiche di tal genere.Quale, allora? Semplice, a mio modo di vedere. Un proporzionale con sbarramento come minimo del 5% e senza premi di maggioranza,Un governo che governi, un governo di maggioranza, non significa necessariamente buon governo, anzi spesso succede il contrario. Le più grandi conquiste la gente le ha sempre avute con governi di minoranza.L’ideale sarebbe avere un governo che governi, ma che non abbia mai la certezza di governare fino alla fine del suo mandato. Quella, la certezza, la potrà avere solo attraverso la buona governabilità, determinata da un organico superpartes.Il discorso, ora, si farebbe complicato e lungo e, quindi, mi fermo qui. Ben felice di riprenderlo, però, in un prossimo futuro.