RAI

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La vicenda Anno Zero, punizione a Santoro e sospensione per Vauro, dovrebbe far aprire gli occhi a chi li ha foderati di prosciutto. Trattasi di censura vera e propria: censura di regime.

Ai vertici Rai il comportamento di Masi non è una sorpresa: era e resta un mediocre. Il comportamento di Garimberti è un’autentica delusione.

 

Anno Zero

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Annozero, l’infamia di informare
di Furio Colombo da Micromega

Che l’abbiano visto a no, tutti ormai in Italia sanno della puntata di “Annozero” e dell’infame lavoro svolto da Michele Santoro la sera di giovedì 9 aprile. A giudicare da corsivi, editoriali, interventi e paginate dei migliori giornali di destra (ma non solo di destra) Santoro è stato molto più malvagio del clan dei Casalesi e assai più dannoso del terremoto.

L’impressione di chi non avesse visto la trasmissione, normale collezione di critiche e dubbi su costruzioni, corruzioni e disattenzioni che hanno aggravato il danno del terremoto, e spazio per voci e immagini di chi ha voluto denunciare ritardi, omissioni, assenze, solitudini, è che si sia trattato di un gratuito e fantasioso gioco di diffamazione per pura cattiveria, o per biechi fini politici.

Tutti sanno che i soccorsi in Abruzzo sono stati imponenti e persino i critici instancabili di Berlusconi hanno dovuto prendere atto dell’efficace presenzialismo del Presidente-Padrone. Ma se voci e testimonianze di vuoti, di ritardi, di errori anche gravi ci sono, qual’è l’impegno professionale di un giornalista, negare e zittire e unirsi al coro della celebrazione?

Non dimentichiamo una curiosa, interessante analogia. Le stesse televisioni che nel pieno dello spaventoso terremoto non hanno interrotto né cambiato i loro programmi notturni per più di mezz’ora (radio comprese, con la sola eccezione di Radio Rock), poi si sono vantate di presenza perenne e di vigilanza inflessibile a fianco dei colpiti dal sisma.

Santoro non è stato al gioco della protezione civile “santa subito”. Vero, la protezione civile ha fatto tante cose. Ma se molta gente ha da raccontare altre storie, il dovere è di farli tacere? Pare di sì o sei un infame.

Va bene, lo dicono i giornali di Berlusconi che, dopo aver pagato il suo prezzo di alzatacce, vuole il dovuto tributo e ordina persino sondaggi per misurare il suo trionfo sulle macerie. La macerie sono tante ma anche il trionfo, dicono i sondaggi, è notevole.

Come si permette allora quel verme di Santoro di guastare la festa? Dove sta scritto nel mondo di Berlusconi, che un giornalista deve dare notizie, specialmente se stonate e sgradevoli? Ma ecco il punto alto della Repubblica di Newslandia, il Paese della informazione perfetta.

Ve lo racconta Aldo Grasso in persona, sul “Corriere della Sera” appena descritto come il luogo giusto per scrivere e per leggere, dal nuovo Direttore. Ecco l’indimenticabile “motivazione al valor giornalistico”:
“Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il paese dei furbi incapaci di rispettare le leggi. Santoro la chiama libertà di informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà”.

AH, SE DE BORTOLI AVESSE LETTO QUESTE RIGHE ESEMPLARI PRIMA DI SCRIVERE IL SUO ORMAI CELEBRE DISCORSO AI REDATTORI DEL CORRIERE.

Furio Colombo

 

L’ospedale venuto giù

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Ci hanno messo le mani in tanti, ma la storia della costruzione del San Salvatore de L’ Aquila, l’ospedale crollato alla prima scossa di terremoto, non è poi così complessa. Il principale appalto fu vinto nel 1991 da un consorzio di imprese guidato dalla Cogefar Impresit della Fiat  dal cui disfacimento è poi nata Impregilo. Si trattava di una commessa da 74 miliardi di lire, assegnata dalla regione Abruzzo.

Nel 1992, l’anno in cui iniziava Mani pulite, l’intera giunta, guidata dal democristiano Salini, finì in galera, e per quale motivo? Mazzette sui lavori pubblici in Abruzzo. Enzo Papi, top manager Cogefar, fu tra i primi a confessare le mazzette in Abruzzo.

Come avviene spesso nel nostro Paese, tutti ne sono usciti, tra prescrizioni e depenalizzazioni, piuttosto bene. Al solo Salini resta una condanna definitiva per falso ideologico.

Se la procura de L’Aquila volesse fare chiarezza, cioè volesse capire come sono stati fatti i calcoli del cemento e i vari collaudi, non le resta che cominciare da Torino e dintorni.

 

Il vaticano si schiera

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Il Pdl come la Cdu: il modello tedesco piace oltre Tevere
apr 1, 2009 il Riformista

“Non era ancora successo che l’Osservatore Romano rendesse esplicito il proprio appoggio al Pdl. È capitato nell’edizione dell’altroieri e la cosa è deflagrata ben oltre le mura vaticane. Ha colpito le gerarchie e la base della Chiesa italiana, fino agli ambienti politici più direttamente coinvolti nella cosa: su tutti i cattolici dell’Udc e quel che rimane di cattolico nel Pd.
Il nuovo Pdl è il partito «maggiormente in grado di esprimere i valori comuni italiani, tra i quali quelli cattolici sono una parte non secondaria», scrive il giornale vaticano. Parole che segnano uno spartiacque col passato, innanzitutto con gli anni di ruiniana memoria dove - per volere dell’allora presidente della Cei - ciò che contava maggiormente dopo la fine della Dc era l’equidistanza dai partiti, ovvero la presenza di cattolici in tutti gli schieramenti in modo da avere la massima rappresentanza qualsiasi cosa dovesse accadere.

Benedetto XVI non segue direttamente le vicende italiane. Di queste è informato principalmente dal segretario di Stato Tarcisio Bertone. E sul “giornale di idee” che è l’Osservatore di Gian Maria Vian non si può dire che sia direttamente il pensiero del Pontefice a essere espresso. Né era lecito dire ieri che l’appoggio al Pdl era la nuova linea del Vaticano sulle vicende nazionali. Eppure, l’articolo resta significativo perché, appunto, qualcosa di diverso rispetto al passato la dice e perché l’Osservatore, seppure meno legato d’un tempo alla mera ufficialità, è pur sempre l’unico quotidiano edito oltre il Tevere.
Ratzinger quando pensa alla rappresentanza cattolica in politica pensa, come è logico che sia, al modello tedesco. Quel modello in cui i cattolici sono in una parte ben precisa dello scacchiere, nella Cdu. Ed è in qualche modo una Cdu italiana che Ratzinger ha in mente quando immagina dove i cattolici dovrebbero stare, una Cdu che oggi in Italia non trova altra cosa che le rassomigli meglio del Pdl.
Il cardinale Camillo Ruini aveva un’altra idea. E un’altra idea ce l’hanno molti vescovi italiani e molti movimenti cattolici. Perché il rischio - fa notare al Riformista un prelato che intende rimanere anonimo - è che abbandonando la linea dell’equidistanza dai partiti, finché c’è Berlusconi al governo va tutto bene. Ma nel momento in cui anche in Italia arriva «uno come Zapatero, si rischia di non contare più nulla, d’essere considerati meno di zero».
Forse, oggi, il successore di Ruini in Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, è meno deciso del suo predecessore nel portare avanti la linea intrapresa dalla fine della Dc in poi. Lo testimoniano le parole che ieri ha detto in merito all’articolo uscito sull’Osservatore monsignor Mariano Crociata, segretario generale dei vescovi italiani. Questi - oltre ad annunciare l’istituzione con l’Abi di un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro per le famiglie povere e oltre a dedicare parole dure nei confronti del rischio d’uno «Stato etico» paventato da Gianfranco Fini - ha sostenuto che «la Chiesa non sposa nessuna parte politica». E ancora: «Questa valutazione fatta dall’Osservatore non cambia la posizione della Chiesa in Italia» la quale guarda i fatti e valuta «volta per volta ciò che viene deciso e operato».
Già, eppure sono proprio queste parole a evidenziare come la posizione espressa dall’Osservatore abbia toccato un nervo scoperto: nella Chiesa c’è chi è per l’equidistanza dai partiti e chi invece ritiene che qualcuno che «maggiormente» sappia «esprimere i valori comuni italiani» esista.
Ieri Pierferdinando Casini si è attaccato alle parole di Crociata: «La Cei - ha detto - ha chiarito che la Chiesa non fa scelte politiche ma giudica i fatti». Eppure la presa di posizione dell’Osservatore resta e, di qui in avanti, avrà un peso. Quanto all’Udc e all’ipotesi di un terzo polo, forse è soltanto un caso, ma da qualche mese a questa parte si nota una certa indifferenza da parte di Avvenire. Un’indifferenza che, nelle ultime settimane, è stata interrotta soltanto quando Berlusconi, prima del congresso, ha detto che il suo «sogno» è che l’Udc faccia parte del Pdl. Il giorno dopo Avvenire riportava la dichiarazione con un titolo a tutta pagina. A conti fatti, si tratta soltanto di un piccolo segnale. Che, tuttavia, se sommato alle parole dell’Osservatore, sembra indicare anch’esso che una svolta è in atto.”

La Binetti probabilmente adesso si trasferirà nel suo partito naturale.

 

La legge 40

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La Corte Costituzionale, a proposito della legge 40, assesta un duro colpo al cardinale Ruini. Rocella pare non l’ abbia presa bene.

Si attende, adesso, un colpo a Bagnasco sul testamento biologico.
Assestato quest’ultimo colpo, sarà d’obbligo per lo Stato legiferare seriamente, tenendo presente l’intoccabilità della laicità dello stesso.