Thu 2 Apr 2009
Posted by carminecoppola under Politica
Il Pdl come la Cdu: il modello tedesco piace oltre Tevere
apr 1, 2009 il Riformista
“Non era ancora successo che l’Osservatore Romano rendesse esplicito il proprio appoggio al Pdl. È capitato nell’edizione dell’altroieri e la cosa è deflagrata ben oltre le mura vaticane. Ha colpito le gerarchie e la base della Chiesa italiana, fino agli ambienti politici più direttamente coinvolti nella cosa: su tutti i cattolici dell’Udc e quel che rimane di cattolico nel Pd.
Il nuovo Pdl è il partito «maggiormente in grado di esprimere i valori comuni italiani, tra i quali quelli cattolici sono una parte non secondaria», scrive il giornale vaticano. Parole che segnano uno spartiacque col passato, innanzitutto con gli anni di ruiniana memoria dove - per volere dell’allora presidente della Cei - ciò che contava maggiormente dopo la fine della Dc era l’equidistanza dai partiti, ovvero la presenza di cattolici in tutti gli schieramenti in modo da avere la massima rappresentanza qualsiasi cosa dovesse accadere.
Benedetto XVI non segue direttamente le vicende italiane. Di queste è informato principalmente dal segretario di Stato Tarcisio Bertone. E sul “giornale di idee” che è l’Osservatore di Gian Maria Vian non si può dire che sia direttamente il pensiero del Pontefice a essere espresso. Né era lecito dire ieri che l’appoggio al Pdl era la nuova linea del Vaticano sulle vicende nazionali. Eppure, l’articolo resta significativo perché, appunto, qualcosa di diverso rispetto al passato la dice e perché l’Osservatore, seppure meno legato d’un tempo alla mera ufficialità, è pur sempre l’unico quotidiano edito oltre il Tevere.
Ratzinger quando pensa alla rappresentanza cattolica in politica pensa, come è logico che sia, al modello tedesco. Quel modello in cui i cattolici sono in una parte ben precisa dello scacchiere, nella Cdu. Ed è in qualche modo una Cdu italiana che Ratzinger ha in mente quando immagina dove i cattolici dovrebbero stare, una Cdu che oggi in Italia non trova altra cosa che le rassomigli meglio del Pdl.
Il cardinale Camillo Ruini aveva un’altra idea. E un’altra idea ce l’hanno molti vescovi italiani e molti movimenti cattolici. Perché il rischio - fa notare al Riformista un prelato che intende rimanere anonimo - è che abbandonando la linea dell’equidistanza dai partiti, finché c’è Berlusconi al governo va tutto bene. Ma nel momento in cui anche in Italia arriva «uno come Zapatero, si rischia di non contare più nulla, d’essere considerati meno di zero».
Forse, oggi, il successore di Ruini in Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, è meno deciso del suo predecessore nel portare avanti la linea intrapresa dalla fine della Dc in poi. Lo testimoniano le parole che ieri ha detto in merito all’articolo uscito sull’Osservatore monsignor Mariano Crociata, segretario generale dei vescovi italiani. Questi - oltre ad annunciare l’istituzione con l’Abi di un fondo di garanzia da circa 30 milioni di euro per le famiglie povere e oltre a dedicare parole dure nei confronti del rischio d’uno «Stato etico» paventato da Gianfranco Fini - ha sostenuto che «la Chiesa non sposa nessuna parte politica». E ancora: «Questa valutazione fatta dall’Osservatore non cambia la posizione della Chiesa in Italia» la quale guarda i fatti e valuta «volta per volta ciò che viene deciso e operato».
Già, eppure sono proprio queste parole a evidenziare come la posizione espressa dall’Osservatore abbia toccato un nervo scoperto: nella Chiesa c’è chi è per l’equidistanza dai partiti e chi invece ritiene che qualcuno che «maggiormente» sappia «esprimere i valori comuni italiani» esista.
Ieri Pierferdinando Casini si è attaccato alle parole di Crociata: «La Cei - ha detto - ha chiarito che la Chiesa non fa scelte politiche ma giudica i fatti». Eppure la presa di posizione dell’Osservatore resta e, di qui in avanti, avrà un peso. Quanto all’Udc e all’ipotesi di un terzo polo, forse è soltanto un caso, ma da qualche mese a questa parte si nota una certa indifferenza da parte di Avvenire. Un’indifferenza che, nelle ultime settimane, è stata interrotta soltanto quando Berlusconi, prima del congresso, ha detto che il suo «sogno» è che l’Udc faccia parte del Pdl. Il giorno dopo Avvenire riportava la dichiarazione con un titolo a tutta pagina. A conti fatti, si tratta soltanto di un piccolo segnale. Che, tuttavia, se sommato alle parole dell’Osservatore, sembra indicare anch’esso che una svolta è in atto.”
La Binetti probabilmente adesso si trasferirà nel suo partito naturale.